Autismo, l’odissea di una famiglia lecchese: "Siamo abbandonati a noi stessi"

Lo sfogo della madre di un ragazzo quasi maggiorenne: "Quando arrivo con 25 euro sul conto è una gioia"

Gli studenti dell’Istituto Greppi in blu per la giornata dell’autismo

Gli studenti dell’Istituto “Greppi “ in blu per la giornata dell’autismo Il 2 aprile si celebra infatti la consapevolezza con tanti eventi

Olgiate Molgora (Lecco) – ”Siamo soli, abbandonati a noi stessi, dobbiamo arrangiarci e pagarci quasi tutto, anche gli specialisti, i certificati e gli stage".

È lo sfogo di mamma Barbara, 55 anni di Olgiate Molgora: suo figlio Giò – il nome è di fantasia, perché non vuole riconoscersi – è un ragazzo autistico quasi maggiorenne. Per seguirlo Barbara ha rinunciare a tutto, come farebbe ogni mamma, anche al lavoro, mentre suo marito Tiziano, metalmeccanico di 57 anni, si spacca la schiena per far quadrare i conti. "Non abbiamo diritto all’accompagnamento, per contribuire anche io al bilancio di casa sono riuscita a trovare un posto da lavapiatti in un ristorante – confida Barbara -. Quando arrivo a fine mese con 25 euro sul conto corrente per me è una gioia".

Visite e esami specialistici, certificazioni, istruzione adeguata, sostegno per Giò dovrebbero essere diritti gratuiti garantiti e fino a quando ha frequentato le medie a La Nostra Famiglia, lo sono stati; poi, tutto è cambiato. "Abbiamo dovuto ritirare Giò dall’istituto che frequentava perché piangeva ed era regredito – racconta mamma Barbara -. Ora lo stiamo mandando ad una scuola parentale ed è rinato. I neuropsichiatri del servizio sanitario regionale mancano e dobbiamo rivolgerci a specialisti privati, altrimenti le liste di attesa sarebbero infinite. Per un certificato indispensabile per rivalutare la situazione di Giò quando ad aprile compirà 18 anni ci avevano dato appuntamento a settembre e ho dovuto cercare i medici da novembre fino all’altro giorno per ottenerla. Qualcuno ha provato anche a chiederci soldi per uno stage professionale perché lo avrebbero formato e si sarebbero occupati di lui...".

Giò fatica pure a trovare amici: "Non accetta assolutamente la sua condizione, quindi non vuole frequentare altri ragazzi autistici come lui. Non vuole nemmeno sfruttare le poche agevolazioni a cui avrebbe diritto ad esempio sui mezzi del servizio di trasporto pubblico o al cinema. ‘Non sono handicappato’, ripete, poiché evidentemente qualcuno l’ha chiamato così. Ci vorrebbe uno psicologo che lo aiuti ad accettarsi. E lui vorrebbe tanto qualcuno che gli dia una mano ogni tanto nei compiti e magari prendesse semplicemente un caffè al bar con lui per scambiare quattro chiacchiere". In fondo una mezz’oretta qualche volta per un espresso e due parole non costerebbe nulla, mentre per Giò e i suoi genitori varrebbero più dell’oro.