Acque agitate sul Lario manzoniano . Lecco, Aglietti silurato. Anzi no

Il vulcanico patron Di Nunno prima dà il benservito all’allenatore dopo la sconfitta di Bolzano, poi cambia idea .

Acque agitate sul Lario manzoniano . Lecco, Aglietti silurato. Anzi no

La foto estiva della presentazione della squadra: al centro un felice Paolo Di Nunno

Clamoroso dietrofront del patron Di Nunno: salta l’ipotesi di un ritorno di Foschi e continua invece l’avventura alla guida del Lecco di Alfredo Aglietti che, ieri pomeriggio, ha diretto l’allenamento “punitivo“ voluto dal numero uno lecchese dopo il ko di Bolzano. È successo davvero di tutto nelle ultime 24 ore in casa del team bluceleste, ultimissimo della classe a meno 7 dalla zona playout dopo la sconfitta di sabato col Sudtirol con un gol incassato all’ultimo respiro, col vulcanico patron Paolo Di Nunno che, subito dopo il match in terra altoatesina, aveva praticamente deciso di cacciare Aglietti (e con lui il direttore sportivo Domenico Frcchiolla col quale i rapporti sono tesi ormai da tempo) e di richiamare sulla panchina dei lecchesi Luciano Foschi, il tecnico che l’anno scorso ha riportato la squadra in B dopo 50 anni e che quest’anno era stato silurato senza troppi convenevoli dopo sole 6 partite e un solo punto conquistato. Questa pareva essere la decisione di Di Nunno, ormai deciso a dare l’ennesima sterzata alla squadra dopo la sconfitta per 1-0 subita sabato in casa del Sudtirol, l’ottavo ko nelle ultime 9 partite.

Foschi, sotto contratto coi lecchesi ancora per un anno e mezzo, è stato vicinissimo ad un ritorno a Lecco tanto che ieri mattina l’allenatore ciociaro è stato visto in città, pronto a riprendere in mano la squadra e a dirigere in giornata il primo allenamento. Ma tra la notte di sabato e la mattinata di ieri ecco il clamoroso dietrofront del patron Di Nunno che ha rimesso sulla panchina del Lecco l’esautorato Aglietti. Quali i motivi della retromarcia del presidentissimo del Lecco? Difficile a dirsi con precisione, sembrerebbe secondo taluni che i figli del patron si siano messi di traverso e non abbiano avallato il ritorno di Foschi e la cacciata di Aglietti dopo sole 4 partite, con uno score peraltro inquietante di 1 pari a Terni e di 3 sconfitte senza segnare nemmeno un gol (l’unica rete segnata è stata di fatto un’autorete che ha fissato sull’1-3 il risultato casalingo contro il Cosenza). E nelle ultime 2 gare il Lecco non è mai riuscito a tirare nello specchio della porta.

Un’altra ragione plausibile è quella relativa alla mancanza di uno staff dietro a Foschi. Uno staff da costruire in pochissimo tempo. E di tempo il Lecco non ne ha molto perché le speranze di centrare i playout, distanti 7 punti, e poi tentare di salvarsi sono ridotte al lumicino. Due i grossi errori commessi dalla dirigenza: la cacciata di Bonazzoli e Malgrati di 4 settimane fa, visto che con loro comunque la squadra era riuscita a recuperare il gap iniziale (mettendo in cascina 19 dei 21 punti totali del Lecco) prima di accusare un lungo periodo negativo e riprecipitare all’ultimo posto, e la "pazza" idea di rivoluzionare la squadra nel mercato di riparazione, scombussolando un po’ tutti gli equilibri creatisi nel gruppo e ottenendo pochissimo, dai nuovi arrivati. E in una città, teatro di uno dei classici della letteratura italiana, sta andando in scena un romanzo a tinte… assai fosche. O Foschi che dir si voglia!