FABRIZIO LUCIDI
Editoriale e Commento

Quei sogni rubati anche ai più piccoli

Centinaia di bambini italiani si iscrivono alle scuole calcio sognando una carriera da professionisti, ma solo pochi ce la fanno

Una partita di calcio giovanile (foto d’archivio)

Una partita di calcio giovanile (foto d’archivio)

Come il giovane Giuseppe, centinaia di migliaia di bambini italiani crescono a pane e pallone, si iscrivono alle scuole calcio grazie ai sacrifici di genitori e nonni, sognano un futuro da giocatori professionisti. Non sapendo – ed è giusto così, perché non bisogna mai infrangere i sogni e l’autostima dei più piccoli – che il sentiero, per chi ce la fa, è strettissimo e irto di pericoli. Tanto che solo uno su seimila, stando alle stime più ottimistiche, ce la fa ad arrivare a uno dei tre campionati “pro”.

Ma sognare non dovrebbe costare nulla. E invece – nel calcio e non solo – in questo mondo senza più scrupoli troppo spesso c’è chi sul miraggio del pallone ci specula, e lo trasforma in contanti. Colpa sì dei trafficanti di sogni, di vili affaristi pronti a ridurre in cenere l’innocente illusione di poter calcare, un giorno, i sacri campi d’erba di San Siro, del “Maradona“ o dell’Olimpico.

Ma colpa, anche, di genitori pronti a credere a sedicenti procuratori perennemente sull’orlo dell’illegalità. Pronti a pagare - per quel che si crede sia il bene dei propri figli - persone “del giro“. Nulla di più sbagliato. Perché sognare non deve costar nulla. E lo sport, per essere definito tale, deve essere aperto a tutti e basato sul solo merito del singolo. Non sui soldi che i suoi genitori sono disposti a pagare a procuratori, intermediari o - è successo anche questo, purtroppo - a club senza scrupoli.

mail: fabrizio.lucidi@ilgiorno.it