Milano, 5 novembre 2017 - Il 10 novembre a Roma si apre l’annunciata trattativa dei presidenti di Lombardia e Veneto col governo, frutto del risultato del referendum popolare del 22 ottobre. Al centro del confronto - a cui parteciperà, con Roberto Maroni e Luca Zaia, anche il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini - le tre risoluzioni delle Regioni, con relative richieste. Il Veneto domanda che siano riviste tutte e 23 le materie «concorrenti», cioè gestite dallo Stato centrale ma di competenza anche regionale. La Lombardia lavora perché tutte le risoluzioni vengano uniformate, così da non parcellizzare troppo la discussione. Il risultato della consultazione popolare fotografa il desiderio di cambiamento del Nord. Autodeterminazione, autogestione sono i capisaldi del cambio di passo richiesto a Roma. Una svolta che la Lombardia fa partire dai temi dell’Ambiente, della cultura e dell’istruzione. Ponendo l’accento, tra l’altro, sulla necessità che venga lasciata alla Regioni la gestione dei fondi per i beni culturali e lo spettacolo.

Restauri e tutela del patrimonio artistico sono cioè interpretati come strumento per rafforzare l’identità culturale di un territorio e come volano per ricadute socioeconomiche non di poco conto. Ma al Nord interessa far sentire la propria voce direttamente anche in Europa e nel resto del mondo. Ecco allora la richiesta di accesso ad accordi bilaterali con gli Stati, sulla scorta delle istanze avanzate dalle imprese, impegnate in processi di internazionalizzazione. Poi, gli aeroporti. Da gestire sottraendoli al piano nazionale, in virtù di una maggiore conoscenza dei singoli scali presenti sul territorio. Un asso da calare per il futuro sviluppo strategico di Malpensa, Linate e Orio al Serio. Sul fronte delle autostrade, l’obiettivo è di ottenere la gestione e le risorse legate ai pedaggi. Con la promessa di migliorare l’efficienza delle infrastrutture. Quindi, l’annosa questione del canone Rai. Aggiudicarsi parte degli introiti garantiti dagli abbonamenti alla Tv di Stato e parte dei proventi della pubblicità significherebbe aiutare, attraverso il Corecom, il mercato delle televisioni e dell’editoria a livello locale. Vero nodo della trattativa è però la riforma del coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Il Nord si ispira all’ordinamento della Provincia autonoma di Trento, che ha istituito lo strumento perequativo che consente di incassare i proventi erariali direttamente sul territorio. Qui si gioca la parte più delicata e importante dell’intera partita. Difficile fare previsioni. I sostenitori del referendum non hanno dubbi: se le richieste venissero accettate inizierebbe una nuova storia nella gestione della cosa pubblica. La tappa della prossima settimana conferma che i promotori della consultazione non intendono perdere tempo. Nonostante la legislatura sia agli sgoccioli, i governatori delle tre Regioni vogliono iniziare a porre le fondamenta della «costruzione autonomista», confidando in un’immediata prosecuzione del processo di negoziazione subito dopo il passaggio elettorale. A prescindere dagli equilibri che usciranno dalle urne, sarà fondamentale che il prossimo esecutivo prenda a cuore queste istanze e le consideri strategiche. Non solo per il Nord, ma per l’intero «sistema Paese»