Maurizio Del Conte, giuslavorista e presidente di Afol Metropolitana
Maurizio Del Conte, giuslavorista e presidente di Afol Metropolitana

Trovate questo articolo all'interno della newsletter "Buongiorno Milano". Ogni giorno alle ore 7, dal lunedì al venerdì, gli iscritti alla community del «Giorno» riceveranno una newsletter dedicata alla città di Milano. Per la prima volta i lettori potranno scegliere un prodotto completo, che offre un’informazione dettagliata, arricchita da tanti contenuti personalizzati: oltre alle notizie locali, una guida sempre aggiornata per vivere in maniera nuova la propria città, consigli di lettura e molto altro. www.ilgiorno.it/buongiornomilano

Milano - ​Fuga da posti tenuti in vita artificialmente dagli ammortizzatori sociali, per cercare nuove opportunità o dare addio al posto fisso. Spinte delle aziende per tagliare gli organici aggirando il blocco dei licenziamenti, assestamenti in un mercato del lavoro rimasto a lungo congelato. Il risultato è un boom delle dimissioni volontarie nel 2021. E la sostituzione di chi se ne va con nuovo personale precario. Nel secondo trimestre del 2021, secondo gli ultimi dati del ministero del Lavoro, si è registrato un aumento delle dimissioni volontarie del 37% rispetto al trimestre precedente e dell’85% rispetto allo stesso trimestre del 2020. Dato che in Lombardia si traduce in oltre 100mila dimissioni, che si sommano ai contratti cessati per altri motivi.

"Dai nostri monitoraggi l’aumento riguarda profili più facilmente spendibili sul mercato", spiega Maurizio Del Conte, giuslavorista e presidente di Afol Metropolitana, l’agenzia che gestisce i centri per l’impiego nel Milanese. "Si abbandonano posti che in questo momento offrono poca sicurezza – prosegue – per altri che stanno attraversando una fase di crescita. È una migrazione fisiologica, perché il mercato del lavoro si sta scongelando. In generale chi lascia il posto fisso lo fa per prospettive migliori, perché in pochi possono permettersi di stare a casa senza lavorare". Così, ad esempio, camerieri si sono ricollocati nella logistica, o nella manifattura. Questo spiega anche l’improvvisa carenza di alcune figure professionali. E la bilancia fra contratti avviati e cessati fa suonare un campanello d’allarme. In Lombardia, secondo gli ultimi dati del Quadrante lavoro della Regione, nel 2021 sono cessati 1.392.607 contratti, di cui solo una parte per dimissioni volontarie. Nello stesso periodo sono stati avviati 1.289.538 contratti. Un saldo negativo di 103.069 contratti, che si traduce in posti di lavoro andati in fumo. Il 2018, per fare un confronto, si era concluso con un saldo positivo di 90mila contratti. Nel 2019 i contratti avviati erano stati 54mila in più rispetto a quelli cessati. Il 2020 aveva registrato saldo quasi pari a zero, per effetto del blocco dei licenziamenti. Ora, quindi, si vedono gli effetti del terremoto nel mondo del lavoro innescato dalla pandemia.

"Un altro segnale preoccupante è l’esplosione dei contratti a termine, indice di incertezza e di un generale peggioramento delle condizioni di lavoro", spiega Enzo Mesagna, segretario della Cisl Lombardia. "Il rischio, in una situazione del genere, è quello di una ripresa che non è in grado di creare occupazione di qualità". Sul totale dei nuovi contratti avviati, infatti, l’80% è a termine o in somministrazione. Formula, quest’ultima, che sta conoscendo un boom, tradotto in 163.523 contratti. Calano sempre di più, quindi, rispetto agli anni scorsi, i contratti a tempo indeterminato. Sul totale degli avviamenti, 930.481 riguardano il settore commercio e servizi. E la bilancia pende ancora a favore degli uomini. Sul totale degli avviamenti solo 576.728 riguardano donne, a fronte di 712.810 uomini. "Le dimissioni volontarie passate dal nostro sindacato in Lombardia nel 2021 sono state 6.417 – conclude Mesagna – mentre nel 2020 erano state 5475. È il segno di un mercato del lavoro che si riassesta".

(1 - Continua)