Invasione di riso asiatico, agricoltori della Lombardia in crisi: “L’Unione europea agevola i prodotti esteri”

Soltanto dalla Cambogia le importazioni sono aumentate del 104 per cento in un anno. Rischi anche per la salute: “In Asia usano il triciclazolo, un potente pesticida vietato in Europa”

La rollatura in acqua in una risaia italiana

La rollatura in acqua in una risaia italiana

Uno dei più famosi e rinomati è il Carnaroli, ma di riso di altissima qualità la Lombardia è piena. Con i suoi 100 mila ettari di risaie, è la seconda regione italiana per produzione, con migliaia di agricoltori che tramandano, generazione dopo generazioni, tradizioni secolari. Ma tutto il settore è sempre più in crisi a causa dell’invasione di riso asiatico, a favorita a sua volta dai dazi agevolati dell’Unione europea: soltanto dalla Cambogia le importazioni sono aumentate in un anno del 104 per cento.

Proprio nei giorni in cui la protesta dei trattori ha raggiunto il suo culmine, Filiera Italia e Coldiretti – due importanti associazioni degli agroalimentare – hanno chiesto alla Commissione europea di limitare l’importazione estera e tutelare i produttori nazionali dalla concorrenza sleale di Paesi in cui il costo del lavoro è incomparabile con quella italiano. Ad oggi, circa il 60 per cento del riso importato nel Paese è a dazio agevolato.

L’importanza del riso italiano

L'Italia garantisce oltre il 50 per cento dell'intera produzione di riso dell’Unione europea. Con 9 risaie su 10 concentrate tra Lombardia, Veneto e Piemonte, il Settentrione è il primo fornitore del Continente, con una gamma di varietà e un livello di qualità uniche al mondo. 

"Sono 200 infatti – scrive la Coldiretti – le varietà iscritte nel registro nazionale, dal vero Carnaroli, con elevati contenuto di amido e consistenza, spesso chiamato “re dei risi”, all'Arborio dai chicchi grandi e perlati che aumentano di volume durante la cottura fino al Vialone Nano, il primo riso ad avere in Europa il riconoscimento come Indicazione Geografica Protetta, passando per il Roma e il Baldo che hanno fatto la storia della risicoltura italiana”.

Le richieste degli agricoltori

Coldiretti e Filiera Italia hanno pertanto fatto appello al ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani e al ministro dell'Agricoltura e della Sovranità Alimentare Francesco Lollobrigida. Hanno chiesto, in particolare, una modifica dell’articolo 29 della proposta della Commissione europea, introducendo come richiesto dal Parlamento, l'attivazione automatica di una clausola di salvaguardia se le importazioni da un paese superano una soglia in termini di quantità, evitando quello che sarebbe un vero e proprio dumping ai danni degli agricoltori europei, con arrivi incontrollati di prodotto straniero senza alcun sistema di difesa.

L’applicazione della clausola di salvaguardia dovrebbe essere accompagnata, concludono le associazioni, “dalla previsione del principio di reciprocità volto a tutelare non solo la filiera, ma anche i cittadini consumatori da prodotti con standard ambientali e qualitativi ben al di sotto delle produzioni europee e italiane. Basti dire che nei campi di riso dei Paesi asiatici viene usato il triciclazolo un potente pesticida vietato invece nell'Unione Europea. Grazie al pressing e di Coldiretti e Filiera Italia peraltro è stato sventato il tentativo della Commissione Ue di aumentare il limite per i residui di triciclazolo nel riso da 0,01 a 0,09 milligrammi per chilogrammo”.