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23 mag 2022
Editoriale

Balneari, sulle concessioni si gioca il futuro dell'Italia. Non ripetiamo un caso Alitalia

elisa serafini
Balneari
Balneari

Da mesi si consuma lo scontro politico tra Draghi e forze di governo (in particolare la Lega) sul tema delle concessioni balneari: da un lato chi vuole applicare la direttiva Bolkestein, che prevede una messa in gara delle concessioni (per altro necessità ribadita dal Consiglio di Stato), dall’altro chi ritiene di dover concedere maggiori diritti agli attuali detentori delle concessioni demaniali.
Il terreno di scontro era noto da anni, ma solo da pochi mesi è stato recepito dall’opinione pubblica e dai media, mentre nell’ultimo decennio è rimasto prerogativa di pochi gruppi e partiti.
Oggi sulle concessioni balneari rischiano di giocarsi i fondi del PNRR, la credibilità in Europa e la tenuta del governo, in un contesto di forte crisi economica e di incertezza dei mercati, dovuti a pandemia e guerra in Ucraina.
L’Unione Europea chiede all’Italia precise riforme in materia fiscale, tributaria e di concorrenza ma lo scontro interno alle forze di Governo sta rallentando ogni possibile azione.
Forse, in questo contesto, è necessario ricordare il caso Alitalia, per allarmarsi: per anni il nostro Paese (complici governi diversi) ha ignorato gli avvertimenti della Commissione Europea, promuovendo iniziative politiche che hanno permesso alla compagnia (e alle società che l’hanno seguita) di sfuggire alle ordinarie dinamiche di mercato, compreso il fallimento, producendo illimitati danni reputazionali e causando una spesa di miliardi di euro allo Stato Italiano.
Nel caso delle concessioni balneari la situazione è simile, con la differenza che non si parla di un gettito dello Stato ma di un mancato incasso, ancora difficile da stimare.
La nostra classe politica farebbe bene a impegnarsi su questo versante, lasciando da parte le istanze di corporazioni impegnate nella tutela del proprio interesse e disallineate dall’interesse collettivo. Se sulle concessioni balneari si giocherà il futuro del nostro Paese, faremmo bene a iniziare subito ad attivarci: con riforme, con adeguamento alla normativa comunitaria, con il rispetto delle regole europee, con l’interesse di cittadini e imprese.
Prima che sia troppo tardi.

© Riproduzione riservata

elisa serafini