Festa della donna con Ezio Guaitamacchi: ritratti a 33 giri delle regine della musica

Storie in bilico tra suono e visione raccolte nel libro “She’s a woman”. La prefazione è di Gianna Nannini

Un ritratto di Ezio Guaitamacchi

Un ritratto di Ezio Guaitamacchi

Milano, La spiritualità di Patti Smith, l’orgoglio di Janis Joplin, il desiderio di riscatto di Tina Turner. Se ne parla domani, Festa della Donna, con Ezio Guaitamacchi, Andrea Mirò e Brunella Boschetti alla Sala Lab di Triennale Milano. L’opportunità è data dalla pubblicazione del volume “She’s a woman”, ovvero “Storie di coraggio, orgoglio, amore e (dis)onore di 33 regine della musica” dello stesso Guaitamacchi, con prefazione di Gianna Nannini. A moderare l’incontro (ore 18) la giornalista di SkySport, Federica Lodi.

Ezio, da cosa nasce questo progetto?

“Dal 2001 al 2011 ho fatto la direzione artistica di ‘Just Like a Woman’, festival internazionale ligure tutto al femminile, curato una serie in fascicoli con cd allegato, ma le vere motivazioni sono di mio gusto estetico passione per la voce femminile”.

Trentatré storie, come i giri al minuto di un vecchio long-playing.

"Le ho raggruppate in cinque sezioni a cui ho dato i titoli di cinque canzoni evocative: ‘Respect’ per il coraggio e l’emancipazione, ‘People have the power’ per l’impegno politico, ‘Piece of my heart’ per l’amore, ‘I will survive’ per la reazione alle violenze subite, ‘Gracias a la vida’ per la capacità di diventare ambasciatrici della propria cultura e della propria storia".

Per legare racconto e musica ogni profilo è accompagnato da un paio di canzoni ascoltabili grazie ai QR code riportati accanto al testo.

"Nel mio caso le storie sono sempre un pretesto per arrivare alla musica. Racconti in bilico tra il suono e la visione, un po’ come accade sui palchi quando vado in giro a parlare di Bob Dylan con il mio amico Davide Van De Sfroos o come accadrà nello spettacolo che ho in mente di trarre da questo libro".

Fra le 33 ci sono donne di tutto il mondo, dalla Piaf alla Winehouse, dalla Holiday alla O’Connor, ma non italiane.

"Scelta mia. Avevo pensato di riservare alle italiane la prefazione. Anzi, di fare addirittura un collage di prefazioni. Poi per età, carriera, inclinazioni, popolarità ed esperienze condivise assieme ho pensato di focalizzare tutto sulla Nannini, anche perché è forse la personalità più trasversale tra i diversi tipi di donna raccontati nel libro".

Tra queste storie ce ne sono alcune con Milano sullo sfondo?

"La prima che mi viene in mente riguarda Miriam Makeba e una sua intervista dei tardi anni Ottanta nel foyer del Teatro Lirico. L’avevo vista qualche tempo prima esibirsi col marito Hugh Masekela e il coro maschile dei Ladysmith Black Mambazo al Palatrussardi sul palco del Graceland Tour di Paul Simon. Makeba disse cose meravigliose su Simon e sull’impegno umanitario dell’iniziativa".