La Via Crucis laica di Botero: al Museo della Permanente il testamento spirituale dell’artista

A Milano la prima esposizione postuma, alla quale il Maestro colombiano stava lavorando: 60 opere fra oli e disegni sul rapporto con l’eterno e la religione

Una delle opere in mostra

Una delle opere in mostra

Milano – È il Botero che proprio non ti aspetti. Quello che non dipinge solo corpi sensuali, colorati, grassi ("dipingo volumi", amava ripetere), creando uno stile, un vero e proprio marchio di fabbrica, amato e conosciuto dal pubblico. Ma il Botero che usa la sua pittura per far conoscere il pensiero su temi sociali, politici, da sempre al centro dei suoi interessi. Non va dimenticato che l’artista colombiano, morto lo scorso settembre a 91 anni, ha vissuto il dramma del cartello di Medellìn e della guerra civile. Ecco che la mostra ( Botero Via Crucis sino al 4 febbraio, organizzata da Next Exhibition e Associazione culturale Dreams) ospitata al Museo della Permanente, istituzione prestigiosa che andrebbe maggiormente valorizzata, presenta il Botero della maturità.

"Il Botero che avremmo sempre dovuto leggere", suggerisce Vittoria Mainoldi, co-curatrice che ha avuto la fortuna di lavorare con lui. "Una mostra per gli scettici". Conviene, quindi, visitarla. In questa Via crucis laica c’è la sua visione del mondo. Senza filtri. Sessanta opere tra cui 27 oli e 33 disegni preparatori, la prima mostra postuma (tutta la collezione proviene dal museo di Antioquia, amatissimo da Botero e al quale in occasione dei suoi 80 anni donò le opere) che suona come un vero e proprio testamento spirituale.

In particolare il ciclo sulla Passione di Cristo viene realizzato fra il 2010 e 2011; qui dolore e tragedia si mescolano, esaltate dal linguaggio figurativo. "È una mostra politica, una Via Crucis di denuncia sociale. Botero era un uomo laico, non credente ma di profonda cultura e ha vissuto in un Paese come la Colombia ricco di iconografia religiosa", sottolinea Mainoldi. "Dall’altro è artista innamorato dell’arte classica italiana, del Rinascimento. Presenta iconografia interpretata in chiave contemporanea: Gesù viene presentato come uomo che soffre, non come il corpo di una divinità, abbandonato dagli altri uomini, crocifisso. La simbologia vuole richiamare la violenza che uomini fanno su altri uomini, anche attraverso le istituzioni, una riflessione sulle violenze e ingiustizie sociali". Il dolore non sfugge allo spettatore, il corpo di Gesù martoriato (è verde) e sullo sfondo (per una sorta di distopia) si intravede uno skyline familiare, come Central Park, a NewYork; i personaggi biblici non hanno l’aureola, e i soldati indossano divise contemporanee. "Questa mostra era in programma da tempo e il Maestro avrebbe voluto essere con noi". L’esposizione farà tappa a Siviglia per la Settimana Santa e poi a Torino. Italia e Spagna sono i Paesi fondamentali nella formazione artistica di Botero. "La storia dell’arte è quella di coloro che hanno assunto posizioni forti" amava ripetere.

E queste opere “forti" lo sono. Racchiudono il racconto della sofferenza del popolo colombiano, il desiderio di resilienza e l’eterna ricerca della pace "per noi stessi e per tutti gli altri popoli del mondo. È la nostra migliore eredità, quella che Botero ci ha affidato come missiva di speranza", ha ricordato la direttrice del Museo di Antioquia.