Alberto Repossi, il gioielliere delle principesse: “Grace Kelly scriveva lettere splendide. Diana? Scelse l’anello da sé”

I ricordi dell’artigiano che ha servito i reali di tutto il mondo: da decenni è fornitore della casa di Monaco

Lady Diana e Grace Kelly, due delle "clienti" di Alberto Repossi

Lady Diana e Grace Kelly, due delle "clienti" di Alberto Repossi

Milano, 30 novembre 2023 – Una vita dedicata a loro, le principesse di tutto il mondo. Alberto Repossi, piemontese d’origine e monegasco d’adozione, è il gioielliere che ha “servito” le teste coronate dell’intero pianeta, da Carolina di Monaco a Rania di Giordania, da Grace Kelly a Lady Diana, dall’imperatrice del Giappone Masako a Charlène di Monaco, fino alla sceicca Mozah del Qatar, alla Callas, alle principesse del Golfo e a tutte le donne più amate e blasonate della Terra.

Il preferito dei reali

Alberto Repossi con Carolina di Monaco
Alberto Repossi con Carolina di Monaco

Diventato famoso per l’anello di Lady Diana, quello che la principessa scelse con Dodi Al Fayed nell’ultima estate spensierata prima della tragedia del 1997, Alberto Repossi ha una vita intrecciata a quella di reali e dive.

Per la Maison Repossi, fondata dal suo bisnonno a Torino, da decenni è fornitore dei Principi di Monaco che ha frequentato al tempo di Ranieri e Grace e adesso con la nuova generazione di Grimaldi.

Infatti è stato disegnato da lui il favoloso anello con diamante a goccia scelto dal principe Alberto per il fidanzamento con Charlène. Come pure portano la sua firma collier, bracciali, orecchini e spille creati per tutte le donne della nobiltà internazionale. Insomma un artista dei gioielli al servizio di Sua Maestà.

Gli esordi nella bottega di famiglia

La prima bottega di Alberto Repossi
La prima bottega di Alberto Repossi

La sua avventura inizia negli anni Settanta, attraversa l’euforia del lusso degli anni Ottanta e Novanta e arriva al Duemila, intrecciando storia d’impresa, affari e glamour, arte e storia. “A inizio Novecento, mio nonno aprì la sua prima fabbrica di alta gioielleria in Piemonte, dove negli anni Cinquanta suo figlio Costantino inaugurò il primo negozio a Torino. Io poi nel 1978 ho aperto una gioielleria nel Principato di Monaco e nel 1986 una seconda boutique a Parigi, in Place Vendôme”, racconta questo galantuomo d’altri tempi che nel 1994 ha ottenuto il prestigioso titolo di ‘Fornitore Ufficiale di S.A.S. Le Prince Souverain, Rainier III de Monaco’ e che ora ha anche scritto un libro (“Il gioielliere delle principesse”) in cui racconta le sue divine.

“La mia avventura che è durata tutta una vita è iniziata da ‘fuoriclasse’ e questo termine è proprio da prendere alla lettera perché fui cacciato dall’aula di lezione e bocciato a fine anno. Una ‘benedizione’ di bocciatura che mi ha permesso di lanciarmi nel mondo le lavoro”, ammette Alberto Repossi che da giovane curioso del mondo impara il mestiere del padre e ne fa la sua fortuna.

“Quella bocciatura mi consentì di entrare nella bottega orafa di famiglia, lavorare con i gioielli e girare il mondo. Certo la mia fortuna sono stati anche gli incontri giusti, quelli con le donne più affascinanti, belle e carismatiche del nostro tempo. Donne di sangue blu o dell’alta borghesia, ma tutte dotate di un comune denominatore, la forte personalità. Sono state loro a farmi diventare quello che sono diventato. E di ognuna di loro nel mio cuore porterò sempre un ricordo" racconta il gioielliere che ha custodito il segreto del fidanzamento tra Lady Diana e Dodi Al-Fayed e che dopo la loro morte è finito nel tritacarne mediatico e fu messo sotto torchio da Scotland Yard.

Il ricordo di Lady Diana

“Ricordo ancora quelle ore di interrogatorio con il numero uno di Scotland Yard e il traduttore perché io rispondevo in francese. Ad un certo punto capii che per uscire da quel groviglio di pressioni, avrei fatto meglio a cambiare versione. Ma non era mia intenzione e rimasi fedele al patto di riservatezza che avevo fatto con Dodi e Lady D. La cosa che più ricordo di Diana? Che scelse l’anello di fidanzamento direttamente dalla vetrina, senza neanche entrare in gioielleria. Quando arrivò davanti alla vetrina della nostra boutique di Monaco indicò subito un anello che aveva catturato la sua attenzione, quello della collezione ‘Dis-moi oui’ (Dimmi di sì). Poi mi chiamarono per fissare un appuntamento a St Tropez per definire la scelta e la misura dell’anello. Io arrivai con altri esempi di montature preziose e importanti che ritenevo più adatte a una donna come lei. Ma lei mi fermò subito e disse ‘va bene questo’, confermando la scelta fatta a Monaco. Quel giorno lei era particolarmente bella e sembrava serena, anche se non raggiante. Il più emozionato era Dodi, addirittura più emozionato di me che mi trovavo davanti alla donna più inseguita e ammirata del mondo. Durante quell’incontro Diana mi disse che voleva affidarmi una serie di vecchi bijoux da rinnovare: bracciali, collane che la principessa voleva rimontare in modo più attuale. Avevamo preso un appuntamento per rivederci a settembre. Ma il destino purtroppo ha deciso diversamente”.

Le lettere di Grace Kelly

“Di Grace Kelly conservo ancora le sue bellissime lettere con le quali mi ringraziava. Su carta intestata della Presidenza della Croce Rossa Monegasca, Grace mi scriveva sempre parole di grande attenzione. Di lei ricordo la sua gentilezza e la sua disponibilità”.

“La sceicca Moza Bint Nasser, madre dell’attuale emiro del Qatar, mi stupì già nel nostro primo incontro quando con sorprendente modernità scelse un collier de chien in acciaio nero con dei pendagli in diamanti. E l’altra cosa che mi colpì della sceicca fu la sua accoglienza in tenuta da jogging, anche questo a dimostrazione della modernità di questa donna”, racconta i gioielliere.

Le stravaganze della nobildonna libanese

Negli anni Novanta la Maison Repossi, tra i principali clienti libanesi, contava la famiglia Hariri Rafiq e la seconda moglie Nazik, una nobildonna che viveva circondata da guardie del corpo in ville e palazzi tra Beirut e Parigi, volando su aerei privati e collezionando gioielli. “Fu per me un’altra musa, per le mie creazioni. Ma a differenza di quanti avveniva con le altre clienti-muse, le pietre per lei dovevano subito essere montate e i modelli già eseguiti, tanta era la sua impazienza che non avrebbe mai accettato i tempi naturali dell’alta gioielleria. Con lei arrivammo al punto che tutto ciò che di opulento o stravagante ci arrivava doveva essere presentato a lei in anteprima”, ricorda Repossi.

“Un consiglio che mi sento di dare alle nuove generazioni? Se una cosa non va bene vuol dire che non è finita quindi bisogna continuare a perseguirla” conclude il gioielliere che ha vissuto la sua vita circondato da bellissime principesse come in una favola.