L'efficacia del vaccino Pfizer-BioNTech contro i ricoveri da Covid cala significativamente dopo quattro mesi dalla seconda dose. È quanto emerge - riporta il New York Times - dai dati diffusi dal Centers for Disease Control and Prevention poco prima del parere del comitato di esperti della Fda (la cui decisione finale è attesa la prossima settimana) che ha comunque raccomandato la terza dose Pfizer solo agli over 65 e ai soggetti ad alto rischio, non prima di sei mesi dalla completa immunizzazione

. Secondo Cdc Pfizer è efficace al 91% nel prevenire i ricoveri fino a 4 mesi dopo la seconda dose, poi l'efficacia cala al 77%. Il dibattito sulla terza dose del vaccino per il Covid si infiamma e divide gli Stati Uniti, con gli esperti della Food and Drug Administration che raccomandano il booster solo per gli over 65 e i fragili e un nuovo studio del Centers for Disease Control and Prevention che osserva un 'significativò calo dell'efficacia contro i ricoveri di Pfizer-BioNTech, inducendo a ritenere necessaria una terza dose generalizzata, così come sostiene da mesi il superesperto Anthony Fauci. Ma anche il presidente Biden. Anche in Italia la terza dose è consigliata dai maggiori esperti per ridurre la virulenza dell'agente patogeno.

L'efficacia degli altri vaccini

Secondo il Cdc, Moderna è il vaccino più efficace contro i ricoveri: dopo 120 giorni dalla completa immunizzazione, infatti, la sua efficacia è al 92% ovvero virtualmente invariata rispetto al 93% iniziale, contro il 77% di Pfizer. Per Johnson & Johnson l'efficacia cala al 68% dopo soli 28 giorni. "I dati suggeriscono che le due dosi di Moderna e Pfizer offrono maggiore protezione rispetto alla dose unica Janssen", si legge nello studio, in cui comunque si sottolinea come tutti e tre i vaccini offrono una sostanziale protezione contro i ricoveri. Lo studio del Cdc ha preceduto di poche ore le raccomandazione del comitato di esperti della Fda che, in uno schiaffo all'amministrazione Biden, si è espresso a favore del "booster" nei sei mesi successi alla completa immunizzazione ma solo per gli over 65 e chi è particolarmente a rischio.

Il dibattito

Un'indicazione arrivata al termine di un dibattito acceso che ha messo in evidenza e reso pubbliche le divisioni fra l'agenzia e l'amministrazione, con il rischio di alimentare lo scetticismo dei no vax che faticosamente e senza grande successo la Casa Bianca sta cercando di convincere. L'amministrazione infatti spinge da tempo sul "booster" per tutti gli americani, attirandosi non poche critiche dal resto del mondo dove, in particolare nei paesi poveri, non ci sono a disposizione nemmeno le prime dosi per avviare una campagna di vaccinazione di massa. In una fuga in avanti, Biden nei mesi scorsi ha annunciato agli americani che dal 20 settembre avrebbero probabilmente potuto accedere alla terza dose del vaccino. La data - secondo indiscrezioni - gli era stata indicata da Anthony Fauci, il superesperto americano in malattie infettive considerato il "medico d'America", e il suo staff.

Sì al booster

Fauci da tempo si spende pubblicamente per il booster: «"i sono pochi dubbi sul fatto che avrebbe dei benefici», ripete l'immunologo da settimane, osservando come con il regolare regime di doppia dose «l'immunità al virus diminuisce significativamente» nel tempo. Le raccomandazioni degli esperti della Fda e il nuovo studio del Cdc alimentano il dibattito sul booster in attesa delle decisioni definitive al riguardo. La prossima settimana è atteso il pronunciamento finale della Fda che di solito segue le raccomandazioni del suo comitato consultivo pur non essendo obbligata a farlo. Fra mercoledì o giovedì sono attese anche le indicazioni del comitato di esperti del Cdc su se e a chi somministrare la terza dose, prima che la massima autorità sanitaria americana prenda la sua posizione ufficiale. Insomma il confronto e il dibattito restano aperti creando confusione fra il pubblico, sempre più disorientato fra messaggi che sembrano contrastanti.