LUCA BALZAROTTI
Cronaca

Non sono solo canzonette. E il Ministero dà il via libera all’“università” della musica

Milano, dopo 33 anni si avvera il sogno di Mussida

Franco Mussida

Milano, 6 giugno 2017 - Lavorano «perché il mestiere ce l’hanno, lo padroneggiano». Tecnici del suono, ingegneri, arrangiatori. Così come il popolo che sta dietro ai grandi mixer. Professioni certificate «sul campo» che tornano a sperare anche in un riconoscimento a livello formativo come quello che solo qualche giorno fa hanno ottenuto cantanti e strumentisti. «È un anno zero, un nuovo inizio», assicura Franco Mussida, chitarrista, tra i fondatori della Premiata Forneria Marconi. Il Cpm (Centro Professione Musica) di Milano - che dal 1984 forma professionisti della musica - ha ricevuto pochi giorni fa il decreto firmato dal Miur. Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca ora riconosce i corsi di canto e strumento (chitarra, basso, batteria, pianoforte e tastiera) della scuola milanese fondata 33 anni fa da Mussida (con Giannino e Giuliano D’Antonio e Patrizia Petroni) e il rilascio del diploma accademico di primo livello, titolo di studio equiparato alla laurea triennale. «È solo l’inizio - dichiara soddisfatto il presidente del Cpm -. Ora vanno regolarizzate tante altre professioni musicali che non sono riconosciute. Dai tecnici o ingegneri del suono agli arrangiatori e produttori, spesso di scarsa qualità perché non hanno avuto occasione di formarsi in scuole come la nostra».

La sfida del Cpm - «nato perché in quegli anni chi amava pop, rock, blues, soul e jazz non aveva né scuole, né insegnati ma era costretto a “rubare” a orecchio ritmi, assoli e accordi raschiando i vinili» - è riempire un altro vuoto come 33 anni fa, «quando in Italia e a Milano questa musica “leggera” veniva affinata nei sottoscala dei negozi di strumenti o nei collettivi sociali», ricorda Mussida. Milano si candida già da ora a diventare il centro formativo della musica, perché «il riconoscimento del Miur consentirà di collaborare con Conservatori e di proseguire i rapporti con il Politecnico e con il centro speciale di cinematograrfia. Abbiamo aperto la strada al riconoscimento di nuove professioni nel campo dell’entertainment e nel rapporto tra suono e immagine».

Dei 400 studenti iscritti al Cpm (70 insegnanti) il 50% arriva da tutta Italia, isole comprese. Quattro i dipartimenti: performance (strumento e canto), music production (composizione e arrangiamento), audio e video pro (professionisti dell’industria audio e video) e music business & media (comunicazione e marketing). I piani di studio (per accedere basta il diploma di terza media) variano tra Bachelor (350-500 ore su tre anni), Diploma (250-270 ore, tre anni), Certificate (frequenza ridotta), Master (post diploma e post laurea di durata annuale), Basic (rivolti a chi non ha i requisiti minimi tecnici o teorici per accedere ai percorsi didattici), Individual Program (programmi individuali) e Tutoring (per chi necessita di essere seguito nella preparazione degli esami). Al termine di ogni anno scolastico è previsto un esame per accedere all’anno successivo. Il Cpm organizza anche un triennio di Alta formazione artistica e musicale: per iscriversi occorre il diploma di maturità.