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3 mag 2022

Banda nigeriana truffava donne sole e malate: 433 vittime. Ecco come agiva

Il gruppo era specializzato anche nella violazione delle comunicazioni aziendali: sostituendosi alla "società vittima" dirottavano verso propri conti i pagamenti di clienti-fornitori

3 mag 2022
La donna è stata arrestata dai carabinieri della Compagnia di Busto Arsizio (archivio)
Carabinieri (Foto archivio)
La donna è stata arrestata dai carabinieri della Compagnia di Busto Arsizio (archivio)
Carabinieri (Foto archivio)

Hanno truffato oltre 430 donne sole, malate o separate-divorziate di tutta Italia, convincendo ognuna a sborsare fino a 200mila euro, per un giro d'affari di oltre 5 milioni di euro. E' stata sgominata all'alba dai carabinieri di Savona la banda nigeriana delle truffe sentimentali. Il blitz, che ha impegnato oltre 100 militari dell'Arma, ha riguardato anche le province di Bolzano, Como, Milano, Mantova, Rovigo, Pistoia e Siena. In  tutto sono state eseguite 19 misure cautelari emesse dal gip di Savona nei confronti di altrettanti nigeriani indagati per associazione per delinquere finalizzata alla truffa e al riciclaggio internazionale di denaro. Mentre per altre 10 persone sono state emesse misure non restrittive della libertà. L'indagine ha portato a smantellare un'organizzazione criminale internazionale in grado di riciclare ingenti somme di denaro ricavate da truffe online perpetrate in Italia, Nigeria e in altri Paesi tra il 2019 e il 2021. Due le modalità con le quali l'organizzazione scoperta dai carabinieri di Savona portava a termine le truffe. La prima è riconducibile alla cosiddetta "truffa sentimentale" o "internet romance scam", la seconda alla cosiddetta truffa "man in the middle".

La truffa sentimentale, ecco come agiva la banda

Sono state individuate 433 vittime delle truffe sentimentali, residenti nelle province di Savona, Genova, Imperia, Milano, Bergamo, Lecco, Varese, Torino, Alessandria, Novara, Trento, Padova, Verona, Venezia, Bologna, Arezzo, Livorno, Roma, Teramo, Napoli, Foggia, Lecce, Cosenza, Catania e all'estero. Nel mirino finivano soprattutto donne sole di età compresa tra i 25 e gli 80 anni, psicologicamente fragili e, quindi, vulnerabili, selezionate dai malviventi perché affette da depressione, da malattie oncologiche o croniche ed invalidanti, vedove o separate-divorziate, gravate da situazioni personali difficili, con le quali gli scammer, fingendosi persone importanti o professionisti di alto livello (medici, imprenditori, appartenenti a forze armate occidentali, medici in teatri di guerra, cantanti famosi, ecc.), intrecciano sui diversi social network relazioni virtuali facendo leva spesso su sentimenti di pietà e compassione, e raggirando, in questo modo, le vittime che, pur non conoscendo la vera identità degli scammer, sono indotte ad effettuare nel tempo ripetute dazioni di denaro, anche molto cospicue. Ai danni economici e patrimoniali (oltre 200mila euro a vittima), si devono aggiungere le rilevanti ripercussioni sotto il profilo psicologico dovute al sentimento di vergogna provato nel rendersi conto, infine, di essere state illuse e raggirate.

Il raggiro informatico o "man in the middle": come funziona

Nel caso della truffa "man in the middle", il raggiro informatico consiste nel violare le comunicazioni di un'azienda allo scopo di "sostituirsi" ad essa, clonandone l'identità e le relative pagine internet, oppure i relativi clienti e fornitori, in modo da far dirottare i pagamenti verso i conti correnti dell'organizzazione criminale. I malfattori entrano nella posta elettronica di un'azienda o di un suo dipendente utilizzando diversi metodi, come e-mail di phishing e/o l'invio di malware. Gli scammer hanno così modo di interporsi nella corrispondenza tra azienda e clienti/fornitori, riuscendo ad indirizzare il denaro sui conti da loro indicati. Sono state individuate strutture ricettive truffate nelle province di Savona, Imperia, Milano, Venezia, Livorno, Roma e Napoli. 

I prestaconto: richiedenti asilo, disoccupati e con reddito di cittadinanza

Come riportato nell'ordinanza emessa dal gip, il denaro illecitamente ricevuto era poi trasferito ad altri nigeriani residenti in provincia di Savona, i c.d. "prestaconto" (quasi tutti richiedenti asilo politico, perlopiù disoccupati, senza alcun reddito lavorativo lecito o lavoratori saltuari e in 3 casi beneficiari del Reddito di Cittadinanza) e da questi proiettati su altri molteplici conti correnti da loro opportunamente aperti (sono stati individuati 108 rapporti finanziari in ben 30 istituti di credito ubicati in tutta la provincia di Savona), oppure su carte di credito o prelevato in contanti, infine trasferito in Nigeria con money transfer, operazioni web, hawala o di persona con voli aerei, trattenendo delle percentuali, in alcuni casi del 25%.

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