Asili nido in una foto d'archivio
Asili nido in una foto d'archivio

Milano, 22 novembre 2018 - Via libera agli incentivi regionali per i nidi e micronidi che installeranno la videosorveglianza a circuito chiuso: ieri al Pirellone è stata approvata (57 sì e 16 no) una legge che stanzia 300 mila euro all’anno nel 2019 e nel 2020 in contributi per le telecamere, e 150 mila all’anno nel 2018 e nel 2019 per formare educatori e genitori a riconoscere i segnali di maltrattamento nei bambini. Se dopo i primi mesi, assicura la relatrice del provvedimento Simona Tironi (FI), «chiederemo più risorse», c’è da correre per non perdere i primi 150 mila euro: entro fine anno i criteri per distribuire i fondi (che stabiliranno anche se copriranno del tutto l’investimento in telecamere, o solo in parte come previsto l’anno scorso per le case di riposo) dovranno passare anche in Commissione Sanità. Effetto d’un emendamento dei cento che Michele Usuelli, il consigliere di +Europa, ha presentato in dichiarato ostruzionismo; il solo a passare a maggioranza trasversale (insieme a un ordine del giorno del dem Gianni Girelli sulla necessità d’investire anche nel personale d’asilo), nello scontro tra due idee molto diverse di come si tuteli la sicurezza dei bambini quando sono al nido.

La maggioranza più i 5 Stelle accusano chi contesta le telecamere di «essere su Marte» (il grillino Gregorio Mammì), insistendo che le immagini, visibili solo all’autorità giudiziaria, «eviteranno di mandare i bambini a essere maltrattati per raccogliere prove e tuteleranno i bravi insegnanti». «Un provvedimento di buon senso», sintetizza il presidente della Commissione Sanità Emanuele Monti. C’è chi, come Tironi e l’assessore alla Famiglia Silvia Piani, insiste che i soldi sulla videosorveglianza sono il doppio solo «perché costa più della formazione». E chi invece, come Silvia Sardone che rivendica la primogenitura dell’idea, insiste sulle telecamere: il forzista Angelo Palumbo suggerisce di limitare l’investimento «nidi gratis» agli asili che le installeranno, per il suo capogruppo Gianluca Comazzi chi non le vuole è «ostaggio di una politica residuale sindacalista». 

Anche se, ricorda il radicale Usuelli, la legge condiziona la videosorveglianza proprio all’accordo coi sindacati. E gli oppositori più duri sono stati i pedagogisti sentiti in commissione, e attaccati ieri in aula (per Giacomo Cosentino Basaglia «la prevenzione va fatta sui professoroni», per la leghista Monica Mazzoleni Susanna Mantovani, già prorettore alla Bicocca, «non deve permettersi certe esternazioni»). Usuelli, il Pd e la civica Elisabetta Strada si schierano con gli esperti e votano contro quella che la dem Paola Bocci definisce «una scorciatoia superficiale che alimenta la cultura del sospetto». Insistendo che «la prevenzione si fa con la selezione e la formazione del personale dei nidi», in senso più ampio (e costoso): test attitudinali, test di autocontrollo periodici, tirocini, lavoro in équipe. «Potevate lavorare sul reclutamento selvaggio e sulla deregulation», rivendica il radicale; «investire – aggiunge Strada – in consulenze nei casi di bambini con condizioni familiari difficili» (i maltrattamenti, e lo ricorda l’assessore Piani, «avvengono anche dentro le mura domestiche»).