Milano, 24 febbraio 2021 - Il primo decreto legge Covid del governo Draghi è arrivato e ha prorogato il divieto di uscire dalla Regione (anche in zona gialla) fino al 27 marzo 2021. Ma cosa succede per le seconde case? La possibilità di andare nell’abitazione in cui non si è residenti cambia a seconda della fascia di colore attribuita al luogo dove si vive, ma anche a quello dove si vuole andare. Però, resta la regola del nucleo familiare. Ovvero, può andare nella seconda casa soltanto il nucleo convivente e soltanto se la casa è disabitata; non si può andare nella seconda casa con amici e parenti e può andare nella seconda casa soltanto chi dimostra di averne avuto titolo (quindi ne è proprietario o affittuario da una data antecedente al 14 gennaio 2021).

Fascia gialla

Chi vive in fascia gialla può andare nelle seconde case anche se si trovano fuori regione, ma solo se sono in fascia gialla o arancione.

Secondo l'ordinanza odierna del governatore lombardo Attilio Fontana, non si può andare in una seconda casa che si trova in fascia arancione rafforzata e rossa. In Lombardia si trovano in zona arancione rafforzata la provincia di Brescia, 8 Comuni bergamaschi e Soncino, in provincia di Cremona.  Mentre, in zona rossa i Comuni di Bollate (Milano), Mede (Pavia) e Viggiù (Varese). Mentre, in zona

Fascia arancione

Chi vive in fascia arancione può andare nelle seconde case anche se si trovano fuori regione, ma solo se sono in fascia gialla o arancione. Come in fascia gialla, non si può andare in una seconda casa che si trova in fascia arancione rafforzata e rossa.

Fascia arancione rafforzata

Sulla base delle ordinanze regionali e comunali: chi vive in fascia arancione rafforzato non può uscire dal Comune di residenza se non per "comprovate esigenze". Bisogna essere muniti di autocertificazione per giustificare i motivi di lavoro, salute e urgenza. Quindi è vietato andare nelle seconde case. 

Fascia rossa

Sulla base del decreto legge approvato dal governo in zona rossa sono vietati gli spostamenti e dunque si può uscire dalla propria abitazione solo per "comprovate esigenze". Bisogna essere muniti di autocertificazione per giustificare i motivi di lavoro, salute e urgenza. Quindi è vietato andare nelle seconde case.

Coprifuoco

Gli spostamenti verso le seconde case non devono in ogni caso avvenire tra le ore 22 e le ore 5, quando è in vigore il coprifuoco. 

"Comprovate esigenze", cosa vuol dire

Motivi di lavoro: si può uscire dalla propria regione per motivi di lavoro. Il governo ha chiarito che "la giustificazione del motivo di lavoro può essere comprovata anche esibendo adeguata documentazione fornita dal datore di lavoro (tesserini o simili) idonea a dimostrare la condizione dichiarata". Motivi di salute: per dimostrare l’esigenza legata alla salute è necessario allegare al modulo di autocertificazione la documentazione che prova la necessità di uscire fuori dalla propria regione. Motivi di urgenza: l’assistenza a persone non autosufficienti. Ma "la necessità di prestare assistenza non può giustificare lo spostamento di più di un parente adulto, eventualmente accompagnato dai minori o disabili che abitualmente egli già assiste".

Acquisto/affitto della seconda casa anteriore al 14 gennaio, come provarlo?

Per non rischiare la multa, serve provare che il titolo di acquisto o affitto della seconda casa fuori Regione sia avvenuto prima del 14 gennaio 2021, ovvero quando è entrato in vigore il decreto legge successivamente prorogato da Mario Draghi. Ii titoli di godimento successivi a tale data sono esclusi e quindi non validi. In caso di controllo da parte delle Forze dell’ordine, la prova può essere resa mediante qualsiasi titolo che riporti la data esatta, ad esempio la stipulazione di atto dal notaio, la registrazione di una scrittura privata o la stipulazione di una locazione. Ai sensi dell’articolo 2704 del Codice civile, la prova può essere fornita dimostrando una copia del titolo dove siano ben leggibili la data certa e il luogo. In alternativa, chi si sposta verso la seconda casa fuori Regione può compilare e consegnare a Polizia e Carabinieri il modulo di autocertificazione, la cui veridicità è oggetto di controlli successivi. Si ricorda che dichiarare informazioni non veritiere costituisce un reato e si rischiano fino a 6 anni di carcere.