Smog fuori controllo in Lombardia, l’Arpa: “Nemmeno con le migliori tecnologie avremmo l’aria pulita”

Il responsabile della Qualità dell’aria Guido Lanzani: “Siamo in una situazione critica, però ci sono stati miglioramenti. I limiti stringenti dell’Oms sono l’obiettivo da raggiungere, ma con tempi e modi sostenibili”

La coltre di inquinamento che il 19 febbraio attanagliava Milano (Ansa/Paolo Salmoirago)

La coltre di inquinamento che il 19 febbraio attanagliava Milano (Ansa/Paolo Salmoirago)

Quella della Lombardia in questi giorni è una mal’aria, immobile e satura di agenti inquinanti. Negli ultimi tre giorni a Milano il livello di PM10 – particelle di particolato pericolose per la salute dell’uomo – ha superato di oltre il doppio la soglia critica raccomandata dalle normative europee. Il PM2,5 – particelle ancora più piccole e nocive – ha superato di quasi cinque volte il limite giornaliero raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

Una mal’aria, appunto. E non lo nega – intervistato dal Giorno – Guido Lanzani, responsabile della Qualità dell’aria dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpa) della Lombardia.

“Questi dati sono corretti. Va detto però che il livello di PM2,5 raccomandato dall’Oms, oltre il quale possono presentarsi effetti nocivi per la salute, è un obiettivo. Purtroppo anche nelle stazioni di montagna, persino negli anni migliori, facciamo fatica a rispettare quel valore”.

Guido Lanzani, responsabile della qualità dell’aria dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpa) della Lombardia
Guido Lanzani, responsabile della qualità dell’aria dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpa) della Lombardia

Nella stazione di rilevazione di via Senato a Milano si è raggiunto il valore di 136 microgrammi di PM10 per metro cubo. E già oltre i 50 microgrammi c’è un potenziale rischio correlato a livelli più alti di patologie respiratorie, cardiocircolatorie e tumorali.

“Io non sto dicendo che in questo momento non siamo in una situazione critica. E il limite dell’Oms è sicuramente l’orizzonte a cui tendere. Ma dobbiamo ricordare che livelli simili si sono registrati anche in passato: nel 2022 siamo arrivati a 135, nel 2021 a 130, mentre prima del lockdown del 2020 abbiamo toccato i 180. E se andiamo indietro nei decenni i valori salgono ancora”.

Giudica il limite dell’Oms troppo stringente?

“Quello è l’obiettivo a cui dobbiamo tendere. Però ci vogliono tempi sufficientemente lunghi per rendere il percorso praticabile”.

A livello economico e sociale?

“Innanzitutto a livello tecnico. Purtroppo, noi abbiamo fatto i conti e anche applicando tutte le migliori tecnologie disponibili non riusciremmo a conseguire pienamente i limiti dell’Oms. E qui la morfologia della Pianura Padana non aiuta: è una conca industriale con venti debolissimi. Dettò ciò, non transigo: è lì che dobbiamo arrivare. E se guardiamo agli anni scorsi un miglioramento c’è, i livelli di PM10 e PM2,5 sono mediamente diminuiti”.

Le autorità pubbliche, innanzitutto Regione e Comuni, stanno prendendo misure sufficienti?

“Personalmente mi occupo della parte tecnica di analisi, i provvedimenti economici e politici non li gestisco io. Quello che posso dire è che non basta una legge per avere ciò che si desidera. Non posso fare una norma che dice ‘da oggi non si muore più’ e sperare che funzioni. Piuttosto bisogna creare le condizioni per arrivarci, ma con tempi e modi sostenibili”.

Nell’ultimo anno sono aumentate le limitazioni imposte nell’ultimo anno, come le zone a traffico limitato (ad esempio, area B a Milano). Non vi aspettavate un miglioramento?

“Queste cose possono cambiare i comportamenti e migliorare il parco auto circolante. Però questi singoli provvedimenti si inseriscono in un quadro più grande, da soli non possono rivoluzionare la situazione. Questo è un inquinamento che va da Torino a Padova, ogni intervento locale migliora lo smog di prossimità, ma buona parte del PM10 e del PM2,5 si diffonde in modo uniforme e nell’atmosfera”.

Si spieghi meglio.

“Metà di quei due particolati si formano in atmosfera da altre sostanze che si incontrano tra loro anche molto lontano rispetto a dove sono state emesse. Faccio un esempio: una molecola di NOx da un’automobile al casello di Melegnano può sposarsi con una molecola di ammoniaca emessa da un maiale a Cremona e, alla fine, finire nei polmoni di un ciclista a Milano”.

Per quest’anno cosa ci aspetta?

“Non possiamo dirlo al momento. Ma con le condizioni meteorologiche che abbiamo quest’anno è difficile pensare che andrà meglio dell’anno scorso. La tendenza di lungo periodo è comunque positiva”.

Di questo passo, quando rispetteremo i parametri? Quando avremo aria pulita?

“Il piano di risanamento di Regione Lombardia ha come target il 2025, per alcuni parametri quell’obiettivo è stato raggiunto, per altri non sono in grado di dire se verrà perseguito”.

Ora dove siamo arrivati?

Per quanto riguarda il PM2,5 l’anno scorso abbiamo rispettato per la prima volta i parametri europei annuali, ma non quelli più stringenti dell’Oms. Sul PM10, l’anno scorso il 30 per cento delle stazioni non ha superato il numero di giorni di superamento della soglia, ma due anni fa erano il 70 per cento. Il percorso, insomma, è stato tracciato”.