Alex Schwazer
Alex Schwazer

Bolzano - Alex Schwazer attraverso i suoi legali ha presentato ricorso al Tribunale svizzero per richiedere la sospensione della sua squalifica per violazioni al codice mondiale antidoping, decisa dal Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna nell'agosto 2016. Il Tribunale federale svizzero di Losanna ha già fissato le date entro le quali le controparti possono depositare le proprie memorie. 

Il Tribunale federale svizzero nel suo decreto chiede alle cinque parti interessate di esprimersi entro il 27 aprile sull'istanza di conferimento dell'effetto sospensivo e di misure cautelari. Il Tribunale elvetico ha precisato che "il silenzio sarà interpretato come acquiescenza". La risposta dovrà essere comunque fornita entro il prossimo 7 maggio. La richiesta è stata fatta agli avvocati Ross Wenzel e Nicolas Zbinden di World Athletics (ex Iaaf), all'antidoping italiano (Nado Italia), all'agenzia mondiale antidoping (Wada), alla federazione italiana di atletica leggera (Fidal) e al Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna (Tas) che nell'agosto del 2016 aveva confermato la squalifica per otto anni di Schwazer. 

La vicenda di Schwazer 

Nel 2016, all'età di 32 anni, l'atleta nato a Vipiteno era stato trovato positivo ai controlli antidoping. Di nuovo. Dopo la squalifica per lo stesso motivo che lo aveva tenuto lontano dalle gare dalla vigilia delle Olimpiadi di Londra sino al 29 aprile 2016. Proprio in quell'anno e poco prima dei Giochi olimpici di Rio de Janeiro, ecco una nuova mazzata: Alex Schwazer viene di nuovo trovato positivo ai controlli, proprio dopo aver ottenuto la qualificazione a cinque cerchi. La squalifica questa volta è di otto anni. Carriera praticamente finita. Con ignominia, peraltro.

A febbraio di qeust'anno arriva la svolta: la squalifica di Alex Schwazer era illegittima perché il marciatore non ha mai commesso il fatto. Cioè non ha mai fatto uso di doping. Il tribunale di Bolzano decide per l'archiviazione per non aver commesso il fatto. Una archiviazione pesantissima e assordante, che getta nuove ombre su tutta la vicenda, visto che il giudice ritiene "accertato con alto grado di credibilità" che i campioni di urina esaminati nel 2016 furono alterati per far risultare l'atleta positivo. Si gettano così pesanti ombre sull'operato della Iaaf e della Wada, l'agenzia mondiale antidoping, parlando di "dati falsi" e "nefandezze" per "nascondere la manipolazione" del campione di urine prelevato al marciatore azzurro.