Coronavirus (Foto Ansa)
Coronavirus (Foto Ansa)

"Com'è possibile avere l'indice Rt a 1.4 se l'indice dei ricoveri e quello dei casi assoluti sono fermi o comunque decisamente bassi?"

Milano, 23 gennaio 2021 - Nessuno l'aveva mai capito e quando la Lombardia era in zona rossa, tutti si domandavano la stessa cosa: "Com'è possibile avere l'indice Rt (quello che calcola la trasmissibilità del virus da una persona all'altra) a 1.4 se gli altri numeri (l'indice dei ricoveri e quello dei casi assoluti) sono fermi e comunque decisamente bassi?" Nessuna valida risposta era stata data a questo quesito ed era stato deciso di mandare la Lombardia in zona rossa, con buona pace di tutti ma con qualche dubbio che rimaneva nella testa di molti.

Ora, dopo l'aspra polemica scoppiata tra Fontana e il ministero della Salute e l'inevitabile verifica delle modalità di calcolo, salta fuori qual è stato l'errore: nel numero totale sono stati inseriti migliaia di guariti, conteggiati come positivi.

Da quanto emerso si è capito che questi "falsi positivi" sono soprattutto coloro che dal 12 ottobre, in base alle nuove norme del ministero, possono interrompere l’isolamento tra i 10 e i 21 giorni dalla comparsa dei sintomi senza più il doppio tampone negativo. Nei report compilati dalla regione Lombardia, queste persone compaiono come persone con "inizio sintomi", ma senza la descrizione dello stato clinico (asintomatico, paucisintomatico, sintomi).

In assenza di queste informazioni, quando queste persone guariscono, non vengono cancellate dall'elenco e sono quindi regolarmente conteggiate tra i positivi. Ora bisognerebbe capire perché la regione Lombardia non abbia mai compilato gli spazi relativi ai sintomi e pare che non sia stato fatto banalmente perché "quel campo non è obbligatorio, ed è sbagliato forzarlo". Nessuno insomma sapeva che lasciando quel campo in bianco, le persone a cui la scheda si riferiva finiva nella lista dei positivi e quindi andava ad aumentare il numero totale di ammalati di Covid nella regione.

D'altronde la relazione dell’Istituto superiore di sanità mandata dopo le polemiche scatenate da Fontana, è chiara sulla responsabilità del calcolo errato. Nel documento infatti si legge: "Il 20 gennaio 2021, la Regione Lombardia ha inviato come di consueto l’aggiornamento del suo database. Si constata una rettifica dei dati relativi anche alla settimana 4-10 gennaio 2020, che riguarda il numero di casi in cui viene riportata una data di inizio sintomi per cui viene data una indicazione di stato clinico laddove prima era assente". 

Per farla breve pare proprio che nell'ultimo rapporto la Lombardia abbia finalmente compilato il campo che fino ad ora era rimasto vuoto facendo così in modo che i numeri inclusi nel calcolo totale dell'indice Rt risultino notevolmente ridotti, facendo passare (per il periodo che va dal 15 al 30 dicembre) i malati in Lombardia da 14.180 a soli 4.918 e rendendo necessaria una rivalutazione della zona rossa.