Un giovane calciatore
Un giovane calciatore

Milano, 1 dicembre 2018 - «La pedofilia nello sport è una piaga sociale annidata in modo subdolo nei vari ambiti della collettività, tra cui la galassia agonistica, che va debellata con ogni mezzo». Parte da Milano, con l’inquietante ammissione di Giovanni Malagò, la difficile battaglia contro gli orchi che frequentano campi e spogliatoi, palestre e centri sportivi.

Il grido d’allarme del presidente del Coni è arrivato a margine dell’evento “Proteggiamo le bambine. Il lato oscuro dello sport: il caso dell’equitazione”, organizzato da WeWorld Onlus. In una lettera inviata al “Cavallo Rosa”, gruppo nato sui social e che coinvolge donne in prima linea contro gli abusi nell’equitazione italiana, Malagò ricorda che «sport significa lealtà, trasparenza e rispetto. Il nostro deve essere un modello limpido, per questo è fondamentale che ognuno di noi diventi paladino del movimento, isolando chi si fregia di azioni irriguardose. Siamo vicini a chiunque si prodighi per tenere alta la guardia con l’obiettivo di preservare lo sport da derive pericolose. Determinate azioni configurano un profilo di gravità assoluta, ma se legate a una posizione rilevante, come quella di tecnico o atleta, assumono connotati ancor più inquietanti. Lo sport è un modello di vita, serve serietà assoluta per allontanare chi non ha i requisiti etici prima ancora che tecnici per ricoprire certe posizioni».

Fra il 2014 e il 2017 la Procura del Coni è intervenuta 44 volte per far processare chi è stato accusato di reati sessuali. Il paradosso è che alcuni erano già finiti in carcere ma potevano ancora allenare o dirigere. Non solo: su 100 reati, solo 35 vengono denunciati: è questo il fenomeno del “numero oscuro”. La Lombardia ha il 20% dei casi ufficialmente accertati su tutto il territorio nazionale, in discipline come calcio, basket e proprio gli sport equestri. E nel dibattito moderato dalla giornalista Daniela Simonetti non sono mancate denunce e riflessioni proprio da parte di chi certe violenze le ha subite nel mondo dell’equitazione, disciplina come tante altre dove non è facile abbattere il muro dell’omertà. «Ecco, è lei che se l’è andata a cercare», il commento più sprezzante riferito a 13-14enni vittime degli abusi. La realtà però è diversa, come ha raccontato Federica, amazzone ventenne: «Ma ne avevo 15 quando incontrai un mostro, anzi un pedofilo. Il mio istruttore. In me ha lasciato ferite devastanti, dolore e solitudine. Questi sono veri predatori seriali, fingono amore mostrando sentimenti fasulli ed è facile cadere nelle loro grinfie perché hanno il volto dei bravi ragazzi. Ma alle ragazze dico: non tacete, e anche se subite minacce psicologiche parlatene con le vostre mamme». E infatti qualcosa comincia a muoversi, visto che le denunce aumentano e le magistrature (sportive e ordinarie) sono al lavoro: alcuni istruttori sono stati condannati e radiati, altri sono in attesa di giudizio in varie regioni. Nella speranza che pene severe o sanzioni esemplari possano dare giustizia alle vittime.

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