La mappa del rischio Covid in Italia
La mappa del rischio Covid in Italia

Milano, 4 novembre 2020 - Quello che va delineandosi è esattamente lo scenario che tutti in Lombardia avrebbero voluto evitare. Tutti senza distinzioni, per una volta: da Attilio Fontana, presidente della Regione, a Giuseppe Sala, sindaco di Milano, passando per i sindaci delle città capoluogo e da Mauro Guerra, presidente lombardo dell’Associazione Nazionale dei Comuni (Anci). Tutti cauti sulla sostenibilità di un nuovo lockdown. E tutti, ieri sera, una volta avuta la bozza del decreto che il Governo dovrebbe varare oggi, hanno preferito non commentare. Innazitutto perché si trattava di una bozza, certo. Ma anche per la volontà di evitare la polemica in un momento tanto delicato.

«Preferirei aspettare un attimo a parlare del nuovo decreto perché i lavori sono ancora in corso e ogni parola rischia di essere inopportuna, posto che nascerà da un’iniziativa del Governo insieme alla Regione – ha dichiarato ieri Sala, prima che uscisse la bozza del decreto –. Si sta lavorando, ma voglio dire che da questa difficile situazione si uscirà solo tutti insieme e se tutti potranno dare il loro contributo. La comunità è larga ed è fatta di tante facce, aziende, persone, tante volontà, per cui anche da questo punto di vista Milano può dare qualcosa in più, essere un esempio di cambiamento. Questa crisi è più faticosa perché inattesa, ma noi usciremo trasformati e credo che potremo essere ancora un grande esempio per tutto il Paese».

Quanto a Fontana, in serata, pur senza commentare, condivide una nota con tutti gli altri governatori di Regione, una nota con la quale si chiede al Governo che la «valutazione del rischio epidemiologico sia fatto in collaborazione con i dipartimenti di prevenzione regionali», che le «misure di contenimento del virus siano omogenee su tutto il territorio nazionale», che «contestualmente al decreto sia emanato un decreto che preveda indennizzi per le categorie economiche penalizzate» dall’ulteriore stretta ma anche misure quali il «congedo parentale». Non ultima, la richiesta avanzata da tutti i governatori di prevedere l’esenzione dai tributi per l’anno 2020-2021 di nuovo in favore di «tutte le attività economiche soggette a provvedimenti di chiusura». 

Chi proprio non ci sta è, come prevedebile, Confcommercio Lombardia: «Siamo molto preoccupati: le nuove, ulteriori restrizioni impatteranno in maniera devastante su interi comparti del terziario, sul commercio, sulla ristorazione, sulle attività del turismo della Lombardia, regione che, ricordiamo, produce oltre il 20% del Pil nazionale – si legge nella nota diramata ieri sera in vista dell’approvazione del nuovo decreto –. Le chiusure potrebbero colpire quasi 60mila imprese di commercio al dettaglio; a queste si aggiungono le attività già interessate dalle restrizioni, oltre 55mila imprese della ristorazione, dell’alloggio, dei servizi. Parliamo di uno scenario – sottolinea ancora Confcommercio Lombardia – da vero disastro economico».

Non è finita. L’Ufficio Studi di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza ha fatto una prima stima del costo economico dell’istituzione della zona rossa con riferimento alla sola area metropolitana milanese, dove si contano 295.529 imprese per un totale di 1.734.380 addetti, nonché 49.059 esercizi commerciali e di somministrazione. La perdita di fatturato per il comparto è stimata, a Milano e hinterland, dal 5 novembre al 3 dicembre, in 1,7 miliardi di euro, pari al 9% del fatturato annuo. 

Nel frattempo il Consiglio regionale lombardo, proprio ieri, ha approvato una mozione urgente presentata dal gruppo della Lega su una serie di interventi a sostegno delle imprese, con priorità per le attività soggette alle restrizioni anti-Covid. «Questa mozione rafforza il messaggio di Fontana. Il governatore ha infatti chiesto all’esecutivo più flessibilità per nuovi interventi che la Regione potrebbe adottare per sostenere le imprese lombarde, in particolare quelle soggette e restrizioni a causa della pandemia dal Covid-19» ha spiegato il vicecapogruppo della Lega in Regione, Andrea Monti, primo firmatario del testo. Quindi la mozione di Gianluca Comazzi, capogruppo lombardo di Forza Italia: «Prevedere una serie di servizi per le categorie più fragili come consegne a domicilio di alimenti e farmaci, voucher per l’utilizzo dei taxi in alternativa ai mezzi pubblici, accesso preferenziale negli ambulatori e un’efficace campagna di comunicazione per favorire stili di vita che possano rafforzare le difese immunitarie: questo lo scopo della mia mozione, approvata dal Consiglio regionale. Chiedoamo inoltre al Governo di individuare quanto prima dei target per tutelare i soggetti fragili dai rischi del contagio».