PAOLA ARENSI
Cronaca

Nella profondità degli abissi "Un mese in camera iperbarica Mi “salva” la meditazione"

Marco Cucinelli è uno dei 100 sub italiani in grado di operare nelle missioni sui fondali. Ripara oleodotti e recupera navi. "Ho capito da piccolo che in acqua mi sentivo più a mio agio".

Nella profondità degli abissi  "Un mese in camera iperbarica  Mi “salva” la meditazione"

Nella profondità degli abissi "Un mese in camera iperbarica Mi “salva” la meditazione"

di Paola Arensi

ZELO BUON PERSICO (Lodi)

Il piccolo Comune di Zelo Buon Persico ha un cittadino da primato. È il 42enne Marco Cucinelli, uno dei soli 100 sub in Italia capaci di compiere delicate missioni sotto i mari. Europa, Asia, Africa, America: Cucinelli è impegnato in progetti per la realizzazione o manutenzione di oleodotti e gasdotti, ma anche nel recupero di piattaforme o navi affondate, come nell’ultima “avventura” in Croazia.

Cucinelli, come si lavora negli abissi?

"Gli operatori scendono fino a 200 metri di profondità, mantenuti a pressione costante in camera iperbarica, per circa 30 giorni, in modo da poter affrontare la decompressione in un unico periodo di 7 giorni. La camera iperbarica si trova sottocoperta, mentre il viaggio verso il fondale avviene per mezzo della “campana”, un ascensore pressurizzato che dà accesso all’esterno. La vita in camera iperbarica consente l’uso di cellulare e wifi, il cibo e ogni altro oggetto vengono forniti attraverso un locker pressurizzato".

Detta così, sembra “facile”.

"Per affrontare un regime così restrittivo, occorrono adattamenti importanti. Oltre a un monitoraggio costante dei valori vitali, durante e dopo il periodo di pressurizzazione, i sommozzatori devono sottoporsi ad approfondite visite mediche annuali".

Gli spazi sono angusti, come li si affronta? E i turni?

"L’ambiente vitale ha dimensioni ridotte, simili allo scompartimento di un treno, è in grado accogliere contemporaneamente due team da 3 persone ciascuno. Un terzo team rimane sulla nave, in coperta, con funzioni di assistenza. Si lavora 24 ore su 24, con turni da 6 ore, anche se gli orari possono variare e questo andamento influenza il ciclo sonno-veglia dei sub".

Quando ha capito di voler fare il sub?

"Da piccolo, quando andavo in vacanza a Palermo, città natale di mio papà, ho capito che mi muovevo molto più a mio agio in acqua che sulla terraferma. È un sacrificio ma mi piace. Dal punto di vista fisico, serve prepararsi con esercizi aerobici, mentre per la salute della mente, ognuno segue un proprio metodo, c’è chi viene seguito da uno psicologo o chi, come me, fa meditazione. Tutto è nato durante gli studi di Scienze storiche a Milano. In un momento di difficoltà personale, decisi di prendere un anno sabbatico, e scoprii i corsi Enfap (Ente nazionale formazione addestramento professionale, ndr), per operatore tecnico subacqueo basso fondalista. Ho deciso di provare. Ho fatto bene".

Il brevetto nel giro di un anno, poi il reclutamento di una compagnia americana, che operava nel Golfo del Messico, per recuperare le piattaforme petrolifere crollate in seguito all’uragano Katrina. E la scoperta di un mondo, sotto il mare, che non ha più lasciato.