I vigili del fuoco tra i rottami
I vigili del fuoco tra i rottami

Stresa (Verbania) - Si comincia oggi con gli accertamenti più attesi, quelli che potranno offrire una risposta tecnica alla domanda più angosciosa: perché 14 persone sono morte nello schianto della funivia del Mottarone, il 23 maggio, lasciando un solo superstite, un bimbo di 5 anni, che dovrà crescere senza la mamma, il papà e il fratellino. Proprio stamattina si riuniranno i periti scelti dalle parti per rispondere a un quesito "articolato e allo stesso tempo molto ampio", secondo il procuratore di Verbania Olimpia Bossi.

Il pool di periti nominato a fine giugno dal gip Elena Criotti – affiancato dai consulenti incaricati dalla Procura, dai legali degli indagati e delle famiglie delle vittime – dovrà accertare in quattro mesi e mezzo "tutto quello che può aver contribuito a causare l’evento, con una attenzione molto dettagliata allo stato dell’impianto, alle sue caratteristiche, agli interventi di manutenzione".

Verrà esaminato ogni componente della funivia "per capire cosa può aver determinato la rottura o strappo della fune". Le operazioni, che inizieranno oggi, proseguiranno anche attraverso sopralluoghi, con la formula dell’incidente probatorio che consente di “cristallizzare“ i risultati ai fini del processo. L’esame della scatola nera comincerà invece alla fine del mese. Gli ingegneri nominati dal giudice per le indagini preliminari dovranno illustrare in aula gli esiti del loro lavoro il 16 dicembre. Un’attività complessa, che deve dipanare anche un groviglio di competenze su manutenzione, revisioni, controlli periodici e interventi di ripristino, insieme alla spiegazione tecnica degli effetti dell’uso dei cosiddetti forchettoni, piazzati per impedire il funzionamento dei freni d’emergenza durante ripetute anomalie, che potrebbero anche avere accelerato un’usura anomala dei componenti. Tutte risposte che ora spettano ai periti.