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9 ott 2021
9 ott 2021

Green pass, le regioni: "Allungare durata dopo tampone o il 15 ottobre rischio caos"

In vista dell'obbligatorietà del documento sul lavoro, chiesta una modifica della validità del risultato del test e la possibilità per le aziende di organizzarsi in autonomia

9 ott 2021

Tra meno di una settimana, venerdì 15 ottobre, entra in vigore l'obbligo di Green pass sui luoghi di lavoro pubblici e privati, come previsto dal decreto del 17 settembre. Dopo i ristoranti, i musei, i treni e gli aerei, la carta verde Covid sarà necessaria in tutte le aziende. Un cambiamento enorme, che andrà a incidere direttamente sulla vita di 23 milioni di italiani, di cui 14 milioni e 700mila impiegati nel settore privato, e che porta con sé dubbi e domande organizzativi e di principio. 

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Da ultime, le Regioni chiedono di riorganizzare il sistema di rilascio dei Green pass dopo l'esecuzione dei tamponi, allungando ulteriormente i tempi di validità (attualmente 48 ore con test rapido e 72 con molecolare) e dare la possibilità alle imprese di organizzarsi anche autonomamente per l'esecuzione dei test, oltre al supporto delle farmacie. Le Regioni - a quanto si apprende - paventano il rischio caos in vista del 15 ottobre.  Mercoledì 13 ottobre il tema potrebbe essere affrontato in Conferenza delle Regioni.

La questione era già saltata fuori in alcune dichiarazioni di governatori di centrodestra, compreso quello del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, che della Conferenza è presidente: “Il governo deve intervenire tempestivamente, per consentire alle imprese di organizzarsi”. Una linea sostanzialmente identica a quella del leader della Lega Matteo Salvini, che su Twitter ha scritto: “Allungare la durata minima del Green Pass da 48 a 72 ore è possibile, anzi doveroso e previsto dall’Europa. Evitare caos, blocchi e licenziamenti il 15 ottobre è fondamentale”.  I licenziamenti di cui parla il leader del Carroccio, però, non sono in realtà previsti dal decreto.

Di rischio caos ne ha parlato anche la presidente dei senatori di Forza Italia, Anna Maria Bernini. Ma la soluzione, a suo avviso, è diversa: “Va valutata davvero molto seriamente da parte del governo l’opportunità di introdurre l’obbligo vaccinale, perché non si può rischiare di compromettere da una parte la salute pubblica e dall’altra la ripresa economica. Il Green pass, ha aggiunto, “si è dimostrato il passepartout per uscire dalla pandemia” ma “purtroppo sono milioni nella fascia di età lavorativa” i non vaccinati e “ora rischia di creare il caos nelle aziende per il numero abnorme di tamponi” necessari.

"Sembrava una polemica superata, invece ci risiamo - ha evidenziato dal Pd il deputato Francesco Boccia, responsabile Enti locali della segreteria nazionale del partito - la Lega torna a cavalcare il no al green pass per chi lavora in azienda, quando sono state le aziende per prime a volerlo. Essere vaccinati tutela tutti, se stessi e chi ci sta accanto. Il green pass dei vaccinati e' servito e serve a proteggere chi ha sempre seguito le regole e chi crede nella scienza. La destra torna a polemizzare sul green pass per chi non si e' vaccinato, chiedendo estensioni temporali. Dicano una volta per tutte a chi non si e' vaccinato di farlo anziche' fomentare altre polemiche inutili. C'e' ancora qualche milione di italiani da convincere perche' non vaccinati e scettici, scetticismo - ha concluso Boccia - che continua ad essere alimentato, irresponsabilmente, proprio dalla stessa Lega e dagli altri partiti di destra". 

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