L'arresto di Giovanni Brusca, Palermo 21 maggio 1996. ANSA
L'arresto di Giovanni Brusca, Palermo 21 maggio 1996. ANSA

Palermo - Figlio del boss Bernardo Brusca, entrò nella cosca del padre a 19 anni dopo aver commesso un omicidio per i Corleonesi capeggiati da Totò Riina. Insieme ad altri killer spoetati, sotto le direttive di Riina, si lasciò alle spalle una lunga scia di sangue: il colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo, il giudice Rocco Chinnici e gli agenti della scorta, il capitano dei carabinieri Mario D'Aleo. Nel 1984 venne colpito da un mandato di cattura per associazione mafiosa dopo le dichiarazioni di Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno. Durante il soggiorno obbligato a Linosa, il reggente del mandamento di San Giuseppe Jato divenne Baldassarre Di Maggio, che nel '91, con Brusca che riprese le redini della Famiglia di San Giuseppe Jato, fuggì, venne arrestato e iniziò a collaborare. 

Le stragi

Nel 1992 Brusca assassinò il capo della Famiglia di Alcamo Vincenzo Milazzo, che si era opposto alla volontà di Riina, uccidendo poi anche la compagna di Milazzo, Antonella Bonomo, che era incinta di tre mesi. Nello stesso anno diresse anche tutta la fase esecutiva della strage di Capaci dal reperimento dell'esplosivo fino alla deflagrazione dell'ordigno. Nel 1993, dopo l'arresto di Riina, Brusca fu favorevole alla continuazione della strategia degli attentati dinamitardi insieme ai boss Leoluca Bagarella, Matteo Messina Denaro e Filippo e Giuseppe Graviano. Gli attentati dinamitardi a Firenze, Milano, Roma provocarono in tutto dieci morti e 106 feriti.

Il sequestro e l'uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo

Giuseppe Di Matteo fu rapito a 13 anni nel 1993 su ordine di Brusca nel tentativo di impedire che il padre, Santino Di Matteo, collaboratore di giustizia, collaborasse con gli investigatori. Dopo averlo nascosto per un anno intero in diverse città, il piccolo venne rinchiuso in un casolare bunker nelle campagne di San Giuseppe Jato e ucciso sei mesi dopo. Infine, il suo corpo fu sciolto nell'acido. 

L'arresto e le condanne

Giovanni Brusca fu tratto in arresto il 20 maggio 1996 ad Agrigento. Grazie alle sue dichiarazioni fu possibile condannare decine di mafiosi in diversi procedimenti penali, dove anch'egli era imputato. Ma soprattutto ottenne rilevanti sconti di pena: nel 1997 nfatti evitò l'ergastolo per la strage di Capaci, venendo condannato a 27 anni. La stessa cosa avvenne nel 1999: trent'anni di reclusione per il sequestro e l'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo. Brusca è stato scarcerato per effetto della della legge del 13 febbraio del 2001 grazie alla quale per lo Stato italiano ha finito di scontare la propria pena detentiva. Avendo scelto di collaborare con la giustizia ha ottenuto gli sconti di pena previsti dalla legge.