Giornata delle persone con disabilità: una su 3 vive in povertà

L’aumento delle spese e le difficoltà a mantenere un lavoro per la persona con handicap sono una spirale senza uscita. Ma a pesare di più è l’isolamento e il muro di gomma delle istituzioni

La giornata della disabilità cade il 3 dicembre di ogni anno (Foto d'archivio)
La giornata della disabilità cade il 3 dicembre di ogni anno (Foto d'archivio)

Milano, 1 dicembre 2023 – Nove famiglie su 10 che vivono con persone disabili in una condizione di povertà non chiedono aiuti economici ma servizi “umanizzati”, con una presa in carico globale.

È quanto emerge dalla ricerca “Disabilità e povertà nelle famiglie italiane”, diffusa in occasione della Giornata Internazionale delle persone con disabilità del 3 dicembre 2023, e voluta da Cbm Italia, che da oltre 110 anni lavora per spezzare quel circolo vizioso in cui povertà e disabilità si alimentano a vicenda nei Paesi del Sud del mondo e in Italia. Il loro obiettivo è attuare progetti di salute, educazione e vita indipendente.

In Italia 3 milioni di disabili

Secondo gli ultimi dati Istat, in Italia ci sono 3 milioni di persone con disabilità (dato 2021) e 5,6 milioni di persone in povertà assoluta (dato 2022).

Il rapporto Istat sulla disabilità del 2019 elenca i motivi per cui la disabilità ha ricadute economiche sulle famiglie, come per esempio l’aumento delle spese e la difficoltà a mantenere il lavoro; a livello europeo l’indagine Eurostat relativa al 2022 evidenzia come anche in Italia il 32,5% delle persone con disabilità sono a rischio povertà più delle persone senza disabilità (22,9%).

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Famiglie in isolamento

Le famiglie coinvolte nello studio percepiscono e vivono in una condizione di isolamento: una su 6 non riceve alcun supporto dalle istituzioni e una su 4 non può contare su una rete informale fatta di amici, parenti non conviventi o volontari. Oltre il 70% è privo di rete amicale di supporto e il 55% non partecipa ad associazioni di supporto alla disabilità.

Alle reti informali deboli si somma la permanenza del “muro” rappresentato dalle istituzioni, dalle quali le persone vorrebbero maggiore supporto, e quello del contesto socio-ambientale, dov’è ancora radicato lo stigma legato alla disabilità.

Le maggiori richieste, emerge dalla ricerca di Cbm, riguardano gli ambiti dell’assistenza sociosanitaria (39%) e sociale (37%), aiuti nella mobilità (25%). E il 23% chiede più opportunità ricreative e di socializzazione.

Le prestazioni statali e territoriali

Più del 70% dichiara di percepire già dallo Stato almeno una prestazione monetaria legata alla sua condizione di disabilità. Gli interventi sociali e sociosanitari sono invece affidati alle istituzioni territoriali: il 44% ha frequentato un centro diurno nell’ultimo anno; il 21% ha ricevuto, da parte del Comune o di soggetti privati convenzionati, prestazioni di aiuto e assistenza a domicilio; l’11% ha beneficiato di prestazioni sanitarie gratuite a domicilio da parte dell’azienda sanitaria (soprattutto se giovani e con disabilità fisiche).

Le famiglie, nonostante le difficoltà del convivere con disabilità e povertà, hanno la capacità di offrire forme di sostegno agli altri: il 34% offre compagnia e conforto morale alla rete informale di riferimento.

Lavoro, tra inabili e disoccupati

L’inclusione sociale si realizza anche attraverso quella lavorativa: il disagio lavorativo riguarda in particolare le persone che vivono al sud e nei contesti più svantaggiati dal punto di vista socioculturale. Il 38% del campione sottoposto a ricerca è inabile al lavoro (quota che sale a 46% al sud) e il 27% è disoccupato; il 34% (21% al sud) ha ottenuto l’accertamento della disabilità per il collocamento mirato, ma il 51% non ha mai presentato la domanda (percentuale che sale al 65% al sud e al 60% tra chi vive in famiglie con basso livello educativo).

Poco più di una persona su 5 chiede in modo esplicito maggiori opportunità lavorative e formative sia per sé che per i propri familiari. Il carico di cura è considerato un ostacolo all’occupazione, con pesanti ricadute sul piano economico della famiglia, per questo è necessario favorire politiche di sostegno alla conciliazione tra i tempi lavorativi e di cura.

Questo il commento del direttore di Cbm Italia Massimo Maggio: «Da anni parliamo di quanto debba essere sostenuto e alimentato il protagonismo delle persone con disabilità. Il risultato della nostra ricerca va ancora in questa direzione: le voci delle famiglie che abbiamo ascoltato ci confermano che il disagio sociale e culturale è più opprimente di quello economico. I servizi umanizzati che vengono richiesti devono entrare nel progetto di vita delle persone, per questo dobbiamo pensarli partendo dal riconoscere le risorse ed evidenziare il valore delle famiglie, per ridurre lo stigma e creare opportunità di inclusione. Per affrontare e favorire il “durante e dopo di noi” affinché diventi “con noi”».