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26 mag 2022

Tragedia della funivia: zero manutenzione e formazione. Mottarone, un disastro annunciato

Duro atto d’accusa dei periti del ministero: superficialità e fretta, personale scarso

26 mag 2022
andrea gianni
Cronaca
Da sinistra la testa fusa della fune traente superiore e la zona di rottura con i trefoli aperti a pennello
Nell'incidente morirono 14 persone
Da sinistra la testa fusa della fune traente superiore e la zona di rottura con i trefoli aperti a pennello
Nell'incidente morirono 14 persone

Verbania, 27 maggio 2022 -  Il personale , da quando la società Ferrovie del Mottarone nel 2018 ha adottato l’esercizio senza agenti di vettura, era "insufficiente per svolgere le visite e i controlli previsti" e la formazione professionale era "lacunosa", basata sul "saper fare acquisito con poche giornate di apprendistato". Un approccio al lavoro "approssimativo" segnato da "superficialità e fretta", con condizioni peggiorate durante lo stop dovuto alla pandemia, unito a carenze nella manutenzione e nei controlli. Fattori "umani" e strutturali alla base della rottura della fune traente della funivia del Mottarone, all’origine dell’incidente che a mezzogiorno del 23 maggio 2021 ha provocato la morte di 14 passeggeri a bordo e il ferimento del piccolo Eitan, unico sopravvissuto. La fune d’acciaio si sarebbe spezzata per "progressivo invecchiamento dovuto a fenomeni di corrosione, fatica e dissesti o torsione non adeguatamente monitorati". La relazione intermedia scritta dagli ispettori Roberto Maja e Sergio Simeone dalla Direzione generale per le investigazioni ferroviarie e marittime (Digifema), che hanno condotto rilievi paralleli alle indagini della Procura di Verbania e alla superperizia disposta dal gip, è un duro atto d’accusa sulla sicurezza dell’impianto. Gli investigatori della Digifema confermano che "l’inibizione del freno di emergenza sulla portante", attraverso l’inserimento dei “forchettoni“, "ha reso disastrose le conseguenze della rottura della fune traente". Una decisione sconsiderata, presa dall’allora capo servizio Gabriele Tadini, fra i 14 indagati, che sarebbe preceduta da anni di controlli carenti. L’organismo ministeriale ha messo sotto la lente una mole di documenti della società Ferrovie del Mottarone dell’imprenditore Luigi Nerini (anche lui indagato), del costruttore della fune Taulfelberger-Radaelli, del colosso Leitner al quale dal 2016 era stata affidata la manutenzione con un contratto di 13 anni e dalla società Scf Monterosa alla quale erano stati appaltati alcuni servizi. Fra le possibili "cause dirette" della rottura della fune, ...

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