LUCA BALZAROTTI
Cronaca

Frane, Lombardia quinta con più morti

Nell’ultimo anno tre vittime su quattro nella regione. L’esperto: la natura fa il suo corso, ma anche l’uomo accelera fenomeni e danni

Frana di Gallivaggio (Orlandi)

Frana di Gallivaggio (Orlandi)

Milano, 3 febbraio 2021 -  Tre morti su quattro provocate dalle frane che si sono staccate nel 2020 sono avvenute in Lombardia. Un bilancio a cui si aggiungono tre feriti. Delle otto vittime causate da inondazioni due si sono verificate in provincia di Varese, mentre il Pavese conta un disperso. L’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del CNR ha pubblicato il Rapporto 2020 sul rischio per la polazione italiana provocato da frane e inondazioni. Nel documento si contano 113 località interessate a livello nazionale tra il 1° dicembre e il 31 gennaio e una storia aggiornata (dal 1979) dei territori più fragili con i valori di morti, feriti e dispersi e di evacuati. La Lombardia è quinta con un tasso di 0,03

La Lombardia ha un tasso di mortalità provocato da frane ed esondazioni di 0,03. L’indice è il risultato del rapporto tra il numero dei morti in una popolazione in un periodo di tempo definito e la media di abitanti (nello stesso arco di tempo). Nel Rapporto periodico sul rischio provocato da frane e inondazioni, l’Istituto di ricerca per la protezione Idrogeologica del CNR ha derivato il tasso di mortalità dalle vittime e dai dispersi in un anno ogni 100mila persone. "È un trend che va valutato nell’arco di un tempo ampio, mentre può variare su periodi brevi in relazione ai singoli eventi" è l’analisi di Federico Agliardi, professore di Geologia applicata all’Università di Milano-Bicocca.

Nel 2020, stando al rapporto di morti e dispersi in Lombardia sul totale, sembra aver accelerato. Quali sono le cause? "Le frane sono un fenomeno naturale e la loro frequenza varia nel tempo. In alcuni casi l’attività dell’uomo può essere un motore che le innesca o contribuisce ad aumentare i danni".

È successo anche in Lombardia? "Occorre una premessa: ci sono frane piccole e veloci che provocano danni in quanto frequenti e poco prevedibili, come la caduta di massi o le colate detrititiche. E ci sono casi, come il Ruinon in Valtellina, che evolvono lentamente, ma di enormi dimensioni e con un grande potenziale di danno. Queste ultime si possono e si devono monitorare e in questo la Lombardia è molto avanti".

Come si può intervenire per ridurre l’indice di mortalità? "La prima fase è la conoscenza: se conosco le caratteristiche di un territorio posso orientare la pianificazione di sviluppo urbano e infrastrutture . C’è poi il monitoraggio: in caso di frane grosse che si evolvono nel tempo dobbiamo fare come con i pazienti cronici, favorendo diagnosi tempestive per evitare ulteriori avanzamenti della malattia o, nel caso in cui la cura non sia possibile, si possono mettere in campo pratiche di gestione dell’emergenza o riduzione del danno".