Fenomeno Fleximan: il Robin Hood degli automobilisti figlio del populismo. “Piace a chi si sente escluso”

Il vandalo che taglia gli autovelox piace al web nonostante sia un eroe del tutto negativo. Simona Sacchi, professoressa di psicologia, spiega: “Affascina anche perché resta impunito”

Fleximan è celebrato come un eroe
Fleximan è celebrato come un eroe

Milano – Un eroe, sui social certamente. Ma ora anche sulle strade, dove in più punti sono comparsi striscioni per inneggiare alle gesta di Fleximan, l’anonimo - o molto più probabilmente gli anonimi - che da mesi abbattono a suon di colpi di flessibile gli autovelox di Veneto e Lombardia, riscuotendo un successo inaspettato. Almeno 15 gli impianti distrutti in questi mesi concentrati nel Nord Italia. L’ultimo sviluppo ieri, quando i carabinieri del Verbano Cusio Ossola hanno denunciato, per danneggiamento aggravato, un cinquantenne accusato di avere sradicato, nella notte tra l’11 e il 12 novembre scorso, due colonnine per il rilevamento della velocità lungo la strada statale 337 della Val Vigezzo, nel comune di Druogno.

Ma Fleximan per molti continua a essere un eroe: ieri, a Buguggiate, sotto il tanto contestato autovelox campione di sanzioni del Varesotto è apparso uno striscione con la scritta: “Fleximan sta arrivando! Varesotti su la testa”. Ieri mattina il messaggio era già illeggibile ma nel frattempo era stato diffuso via social: foto accompagnate dalla definizione di “Autovelox della vergogna di Buguggiate”. E giù una marea di messaggi di sostegno, esattamente come era accaduto dopo i raid a bordo strada in Veneto e Lombardia. Nel frattempo le Procure di diverse province proseguono nelle loro indagini.

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È arrivato Fleximan, che abbatte gli autovelox a colpi di flessibile. È illegale, pericoloso, da condannare. Eppure spuntano celebrazioni sui social e sui muri. "Questo individuo viene percepito da chi lo emula e santifica come membro del “suo“ gruppo, come un eroe”, spiega Simona Sacchi, professoressa di Psicologia sociale all’università di Milano-Bicocca.

Simona Sacchi
Simona Sacchi

Inquadriamo la situazione.

“Siamo di fronte a un comportamento negativo, immorale e illegale: l’autore, rompendo gli autovelox, sta mettendo in atto un comportamento vandalico. Che, tuttavia, non viene percepito da alcuni gruppi della popolazione come negativo, ma positivo. Quasi da emulare”.

Perché? Quali meccanismi psicologici “scattano”?

“A un primo livello di analisi si potrebbe pensare che l’autore sia percepito come un eroe per i vantaggi economici che risultano dalle azioni: altri non prendono la multa. Ma l’analisi costi-benefici non ci dice tutto”.

Anche un tempo si oscuravano i velox, ma come si spiega questa “solidarietà”?

“Dobbiamo tenere conto di una combinazione di fattori. Il primo è la “salienza”, la rilevanza data al comportamento morale e deviante: a quell’individuo viene data molta visibilità da social e mass media. Diventa ’famoso’. E non è visibile la sanzione: non viene punito e individuato”.

Per ora.

“Certo, per ora. Ma sono tutti elementi che portano a emulare un modello negativo: i suoi atti sono salienti, hanno visibilità, e non viene preso. C’è poi un altro aspetto che concorre”.

Quale?

“È come se Fleximan appartenesse al “loro” gruppo. Questo aspetto si connette al tema delle norme sociali, che non sono solo quelle imposte dall’alto, ma quelle che condividiamo col gruppo sociale, e si ricollega anche al populismo, che emerge in questo periodo storico: c’è una contrapposizione tra chi ritiene di fare parte del “vero popolo” e un gruppo elitario, distante. Così, quando un individuo mette in atto un comportamento che sembra andare a vantaggio del “popolo” anche se è contro norme, moralità e sicurezza, c’è chi lo trasforma in un eroe anti-istituzioni”.

Una sorta di Robin Hood degli automobilisti, che “vendica” magari le multe che molti hanno preso...

“Quando siamo noi a mettere in atto il comportamento immorale o lo fa una persona a noi vicina questo ha un grande impatto sulla nostra immagine e autostima e, quindi, tendiamo a giustificare. In questo caso non solo si minimizza l’atto, col solito doppio standard di giudizio, ma si cambia narrazione”.

Il “cattivo” diventa buono.

“La “moralità” non è legata solo al rispetto dell’autorità, della legge e dell’onestà. Ci sono altri fondamenti, come la lealtà al gruppo e il “prendersi cura di”, che entrano in gioco: ci sono studi sulle rappresentazioni degli eroi popolari, anche nei film e nei testi letterari, che si legano a questo. E così si pensa che Fleximan si prenda cura dei “poveri” multati, andando sì contro l’autorità e ad alcuni principi di moralità, ma rispettandone altri: è leale al gruppo, se ne prende “cura”. Una esaltazione del modello negativo che può portare a fenomeni di emulazione”.

Che si stanno ripetendo, mentre anche alcuni politici tendono a giustificare...

“Non mi stupisce. Così funziona il populismo. E a rinforzare comportamenti illegali c’è anche un altro fattore: l’anonimato dell’autore, di chi lo emula e di tanti che lo esaltano sui social”.