Attilio Fontana
Attilio Fontana

Milano, 4 dicembre 2020 - La speranza del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, e di tutti i presidenti di Regione, è che possa intervenire il Parlamento. Che si possa trovare un momento ed un modo per consentire ai parlamentari di modificare il decreto legge varato dal Governo nella notte tra mercoledì e giovedì ed eliminare il divieto di spostamento in un Comune diverso da quello di residenza nei giorni di Natale e Capodanno, per l’esattezza nei giorni del 25 e 26 dicembre e del primo gennaio.

Non solo una speranza, quella dei governatori, ma una richiesta unanimemente avanzata al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ieri pomeriggio, durante l’incontro tra Governo e Regioni. Una richiesta poi ufficializzata da Fontana nel corso del punto stampa convocato a Palazzo Lombardia dopo l’incontro. Critico su tutta la linea, il governatore lombardo. Critico non solo sul contenuto del decreto ma anche sulla forma con la quale è stato adottato dal Governo. «Leggere un Decreto Legge a sorpresa che impedirà, il 25 e 26 dicembre e il 1 gennaio, lo spostamento dei cittadini fra Comuni della stessa regione anche solo per andare a visitare genitori e figli, mentre si discute di un decreto della presidenza del Consiglio dei Ministri che non ha recepito nessuna delle indicazioni offerte dalle Regioni, è un fatto lunare – attacca Fontana nel primo pomeriggio –. Un fatto in perfetta contraddizione con le dichiarazioni sulla leale collaborazione fra Stato e Regioni». Limitazioni, chiarisce ancora il governatore lombardo, «arrivate con un decreto legge sul quale noi non possiamo intervenire: siamo costretti ad accettare quello che avremmo dovuto concordare».

Da qui la richiesta a Conte di aprire un confronto e un percorso in Parlamento per rimettere in discussione i divieti natalizi, richiesta avanzata, come detto, nel corso dell’incontro tra l’esecutivo e le Regioni.  «Le Regioni hanno ribadito che questa scelta crea situazioni di difficoltà a tanti cittadini che si trovano nell’impossibilità di incontrare i propri parenti, i nonni o i genitori anziani – riferisce Fontana al termine della riunione – e crea un differente comportamento fra grandi città e piccoli Comuni, con parenti magari a 500 metri di distanza ma separati da una linea di confine. È una situazione che noi ritenevamo di dover rivalutare, ma non abbiamo potuto entrare nel merito – spiega Fontana –. Ho chiesto al presidente Conte di creare un percorso privilegiato al fine di modificare il decreto legge, magari inserendo in altri provvedimenti qualche emendamento che vada ad eliminare il divieto di spostamento nei giorni di festa, eliminando – così – una sostanziale e ingiustificata limitazione della vita dei nostri cittadini». Detto altrimenti: la richiesta è quella di aprire un momento di confronto alla Camera sul decreto, anziché procedere ad un tacito recepimento dello stesso, e trovare poi dispositivi e provvedimenti “collegati“ sui quali intervenire con un emendamento. Un aiuto ai governatori è arrivato già ieri da 25 senatori e 30 deputati del Pd che hanno scritto una lettera ai capigruppo Andrea Marcucci (Senato) e Graziano Delrio (Camera) chiedendo proprio di non limitare gli spostamenti il 25 e 26 dicembre né l’1 gennaio.

Di segno opposto, invece, l’invito alla cautela rivolto da Fabio Pizzul, capogruppo dei Dem in Consiglio regionale, al governatore proprio a proposito della polemica sulle limitazioni natalizie: «A Fontana e alla sua Giunta regionale raccomando prudenza e grande attenzione a dati che non sono certo segnali di fine pandemia. Non è cattiveria o scarsa considerazione delle necessità dei cittadini, ma cautela e consapevolezza del fatto che non siamo ancora, purtroppo, in una situazione positiva e rassicurante». Nell’attesa di capire se il decreto legge sarà o no modificato, una certezza sembra esserci: «Se l’andamento dei dati dovesse rimanere questo, la Lombardia, secondo l’automatismo stabilito dal Governo, entrerà in zona gialla dall’11 dicembre». Il passaggio dovrà essere ratificato da una ordinanza firmata dal ministro della Salute, Roberto Speranza.