Milano, 2 dicembre 2020 - Inizia a prendere forma il Dpcm che detterà le regole del Natale 2020, segnato dall'emergenza Covid-19. Sono ore decisive per trovare un accordo sulle limitazioni (e le eventuali deroghe) per le feste. Il confronto tra Regioni e Governo è ancora aperto (oggi un secondo round) ma su alcuni punti ci sarebbero ormai certezze. Sembra prevalare la linea dura, con norme rigide dal 21 dicembre fino a dopo l'Epifania. Si va verso un Natale con un profilo 'giallo rafforzato', con l'obiettivo di portare Rt nazionale sotto l'1 (l'ultima rilevazione lo dà all'1.08).  Per il premier Giuseppe Conte il sistema di monitoraggio sta funzionando. Questo ci consentirebbe di abbassare le curva con un 'lockdown dolce'.

Resta l'Italia divisa in zone

Un dato assodato è il mantenimento dell'Italia divisa per fasce di rischio. "Con il prossimo Dpcm dobbiamo continuare con misure serie e rigorose - ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza -. Due le priorità: mantenere la classificazione delle Regioni in 3 fasce di rischio perché l'impianto di fondo è corretto e sta funzionando, e rinforzare le limitazioni previste che dovranno essere rinforzate anche in un coordinamento europeo che diventa indispensabile: quindi vanno limitati il più possibile i contatti non indispensabili tra le persone". "A Natale servirà una estrema serietà per evitare nuove, pesanti chiusure", ha aggiunto Speranza.  La priorità è dunque evitare una terza ondata per scongiurare la sovrapposizioni a distribuzione vaccini. Intenzioni confermate dalle parole del presidente lombardo Attilio Fontana che ieri, dopo un vertice con l'esecutivo, ha spiegato che da parte del Governo c'è "la volontà di mantenere, per il prossimo mese, una serie di misure abbastanza rigorose. Come, ad esempio, il divieto di trasferimento tra le Regioni, particolari attenzioni per le feste a Natale e Capodanno, e limitazioni, o addirittura divieti, riguardanti gli impianti sciistici. Quest'ultimo è un tema da considerare nell'ambito di un'intesa di carattere europeo".

Fontana: tutelare salute e attività economiche

La mancata apertura degli impianti per le festività natalizie è un tema molto sentito in Lombardia: basti pensare che il Natale senza lo sci rischia di costare caro, visto che 700 milioni dei circa 10 miliardi di fatturato generato a livello nazionale dal turismo invernale legato alla neve - secondo le stime diffuse da Confindustria e Anef (Associazione nazionale esercenti funiviari) - arrivano dalla Valtellina e dalla province di Bergamo, Brescia, Lecco, Como.  Per Fontana serve un decreto che riesca a unire esigenze sanitare e tutele economiche. "Da parte mia - ha spiegato il presidente Fontana- ho avanzato la proposta di svolgere una serie di interventi di più ampio respiro. Ovvero, non essere noi a inseguire il virus, ma fare in modo che la nostra programmazione preceda lo sviluppo del virus stesso. Una serie di interventi, cioé, che consentano di mantenere in vita le attività economiche e che garantiscano la sanità pubblica". 

I nodi da sciogliere

Ma veniamo ai punti cruciali del nuovo Dpcm. Per quanto concerne gli spostamenti tra regioni si sta andando verso una posizione di massima prudenza. Si potrà tornare solo nel luogo di residenza (o di domicilio). Nessuna eccezione parrebbe in arrivo anche per i ricongiungimenti familiari, nonostate un tentativo di sondare l'ipotesi di un ammordibimento delle norme. L'obiettivo dell'ala rigorista è quello di limitare anche gli spostamenti tra i Comuni nei giorni di festa del 25, 26 dicembre e 1 gennaio. Tra i caposaldi del nuovo Dpcm il coprifuoco alle 22. Per i negozi invece in vista una apertura con orari più ampi, fino alle 21, per evitare affollamenti. Niente da fare per bar e ristoranti: saracinesche abbassate dopo le 18. Dibattito aperto dopo la richiesta di Italia Viva di tenere i ristoranti aperti a pranzo il 25 e 26 dicembre. Quanto alla tanto discussa riapertura delle scuole in presenza, il ministro ha spiegato che "compatibilmente con l'evoluzione del quadro epidemiologico, l'obiettivo del governo è riportare in presenza le scuole superiori". 

Il problema delle cene in famiglia

C'è poi il "problema" delle cene in famiglia. "La sera saranno chiusi i ristoranti. Stiamo ragionando - ha detto Matteo Mauri, viceministro all'Interno, su Rai Radio1. - sull'apertura dei ristoranti a pranzo nei giorni festivi. E a casa le cene avranno un numero limitato di persone, ovviamente saranno indicazioni e quindi si richiederà a tutti di rispettare i comportamenti all'interno delle proprie abitazioni. Bisogna usare la testa e il senso di responsabilità, non possiamo fare tutti questi sforzi per abbassare le curva e poi vedere un'altra ondata arrivarci addosso". 

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