Varese, 16 febbraio 2021-  Inglese, brasiliana e sudamericana.  Queste le tre varianti ufficialmente riconosciute a livello mondiale del Sars-Covid-2. Ma ora spuntano le varianti delle varianti. In due comuni della provincia di Varese sarebbero stati individuati infatti due casi di "variante della variante inglese", già battezzata "variante scozzese". Lo ha rivelato Guido Bertolaso, consulente della Regione Lombardia per la realizzazione della campagna vaccinale contro il Covid, nell'ambito di un webinar di Eurocomunicazione organizzato dall`Associazione "Ricostruire" dal titolo: L'esempio di Israele nel Piano di vaccinazione anti Covid. Il primo caso di variante scozzese in Italia - nome scientifico N439K con mutazione scoperta in Scozia a marzo dell'anno scorso - risalirebbe a una settimana fa, individuato in una bambina ricoverata a Trieste. 

"A questo punto - ha detto Bertolaso - sembra che abbiamo una variante delle varianti. Una variante inglese pare che abbia mutato e sembra che abbiamo una variante scozzese, in un paio di comuni della provincia di Varese". "Ci stavamo domandando che
cosa fare - ha aggiunto - e che misure mettere in piedi". Il nemico numero uno sembra ormai la variante inglese che nel giro di poche settimane, ancor prima del previsto, diventerà dominante. Anche i dati di oggi sono indicativi in tal senso e dimostrano che l'inglese è ormai presente in quasi tutte le regioni. I virologi da giorni manifestano preoccupazione.


L'analisi

"Temiamo molto le varianti di Sars-CoV-2. Certamente preoccupa l'impatto che potrebbero avere sui reparti ospedalieri. Serve prudenza". E' la riflessione di Antonio Pesenti, direttore del Dipartimento di Uoc Anestesia-Rianimazione del Policlinico di Milano e coordinatore delle terapie intensive nell'Unità di crisi della Regione Lombardia per l'emergenza Covid.  "Per ora - spiega - le Terapie intensive in  Lombardia sono stabili. Vuol dire che non vanno su, ma neanche giù. E quindi che alla prima occasione possono salire. Ecco perché temiamo le varianti", come quella  inglese che rischia di diventare dominante in Italia nel giro di poche settimane, secondo quanto prospettato dall'Istituto superiore di sanità sulla base della 'flash survey' condotta nei giorni scorsi, dalla quale emerge una presenza della  variante Uk al 17-18% nella Penisola, con punte fino al 59%.  

Ospedali sotto pressione

Bollettino: i dati del 16 febbraio

Ultimi numeri

La variante  inglese è ormai diffusa nella maggior parte del territorio italiano, almeno nell'88% delle regioni secondo i risultati dell'indagine rapida condotta il 4 e 5 febbraio da Istituto Superiore di Sanità (Iss) e ministero della Salute. Ô una diffusione notevole dovuta alla maggiore facilità con cui si trasmette questa variante, indicata con la sigla B.1.1.7 e una delle tre che stanno circolando nel nostro Paese, accanto alla brasiliana e alla sudafricana. E' un quadro tutt'altro che uniforme, quello che emerge dai primissimi rilievi fatti nelle regioni, e che indica come in alcune di esse la prevalenza della  variante inglese, ossia il numero di casi identificati nei due giorni dell'indagine dell'Iss, raggiunga il 59%. è possibile alla luce del fatto che questa variante è più contagiosa dal 30% al 50% e potrebbe avere una mortalità superiore dal 30% al 70% rispetto ad «altre varianti non preoccupanti» in circolazione, secondo quanto scrivono gli esperti del New and Emerging Respiratory Virus Threats Advisory Group (NEVRTAG), il gruppo britannico che assiste il governo nella gestione della pandemia e basati su 12 indagini indipendenti condotte in Gran Bretagna, dove la variante è stata scoperta il 20 settembre 2020. Campanelli d'allarme arrivano dalle stesse regioni, a partire dall'Abruzzo, dove a Pescara il 65% dei contagi si deve alla variante inglese, secondo le stime del laboratorio di Genetica molecolare dell'Università di Chieti. «La variante è ora dominante», afferma il direttore della struttura, Liborio Stuppia. In Campania l'Unità di crisi della Regione ha comunicato che un caso positivo su quattro è causato dalla variante inglese, e in Liguria è stata invece isolata la variante sudafricana in una paziente di 25 anni rientrata dall'estero. Sono segnali che spiccano su una situazione nazionale sostanzialmente stazionaria, stabile ormai da un mese. Con 85.000 casi, l'ultima settimana ricalca infatti i dati delle quattro settimane precedenti. «E una situazione stabile, ma su numeri elevati: ogni giorno ci sono oltre 10.000 casi e 200 decessi», osserva il fisico Giorgio Sestili, fondatore della pagina Facebook 'Coronavirus-Dati e analisi scientifiche".