Diversi ospedali della Brianza stanno chiudendo i reparti Covid per mancanza di ricoverati
Diversi ospedali della Brianza stanno chiudendo i reparti Covid per mancanza di ricoverati

Milano, 5 giugno 2020 - "Il trend è in discesa per quanto concerne positivi, posti letto in terapia intensiva e ricoveri negli altri reparti. I decessi purtroppo sono l'ultimo anello della catena perché mostrano effetto di infezioni qualche settimana prima. Questi numeri sono importanti perché sono ormai passate due settimane dalla ripresa del 18 maggio, ben più massiccia di quella del 4 maggio. Vuol dire che le riaperture, mantenendo uso mascherine, distanziamento e cautele necessarie non hanno interrotto la discesa indicatori". Queste le parole del professor Carlo Signorelli, professore di Igiene e sanità pubblica all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano e all'università di Parma, in approfondimento in diretta Facebook con la Regione.

Un dato particolarmente consolidato e rilevante è quello che arriva dalle terapie intesive, dove il picco di ricoveri si è registrato il 3 aprile, con 1.400 persone ospedalizzate nella sola Lombardia. "C'è una discesa dei ricoveri che testimonia un processo di 'smaltimento' di casi vecchi, poiché i pazienti più gravi richiedono una lunga degenza. Ma ci sono pochissime immissioni". Il dato dell'alleggerimento progressivo e costante della pressione dei presidi ospedalieri è confermata da Nunzio del Sorbo, direttore dell'Asst Vimercate. Come riferito da Il Giorno è uscito ieri l'ultimo paziente Covid dalla Rianimazione dell'ospedale di Vimercate. Un momento emozionante per il personale in trincea da fine febbraio. "Da ieri non abbiamo più pazienti in terapia intensiva e sub intensiva – conferma del Sorbo – Confermiamo il trend evidenziato e il decongestionamento nelle ultime settimane nei pronto soccorso. In piena emergenza eravamo arrivati ad avere ogni giorno 70 accessi di sospetti Covid, oggi arrivano 1-2 pazienti ogni 2-3 e spesso sono falsi allarmi. E' un trend che riscontriamo su tutta la Brianza. Andiamo verso il minimo storico".

Per quanto concerne la presenza e gli effetti del virus in Lombardia, Signorelli precisa: "Bisogna tenere la guardia alta perché pur in un quadro in miglioramento ci sono ancora nuovi casi, anche se magari con casistiche meno gravi . Abbiamo davanti ancora del lavoro da fare". "Dobbiamo monitorale bene la situazione in prossimità dell'autunno quando molte virosi respiratorie riprendono. Credo che un regime di osservazione, che riguarda i comportamenti e il campionamento con i tamponi e il contact tracing, debba continuare. Se arriviamo preparati e con possibilità di isolare focolai, possiamo evitare nuova ondata". Se la situazione in Italia e in particolare in Lombardia è in miglioramento, ora gli occhi sono puntati Oltreoceano: "Le cose nel mondo non stanno andando bene, soprattuto in Sud America. Situazioni critiche ci sono anche in India e Africa. Siamo a 6 milioni e mezzo di casi notificati e vuol dire che ce ne sono stati almeno 10 volte tanti, perché sappiamo che spesso non si manifestazioni sintomi. La guardia deve essere alta".

Infine Signorelli ha ribadito il ruolo chiave del lavoro agile: "Raccomandiamo lo smart working". Il professore del San Raffaele trova positiva la pratica che si è diffusa sull'onda dell'emergenza Covid-19. In primo luogo per motivi legati alla possibilità di contenere le occasioni di contagio, ma non solo.  Perché, spiega intervenendo in diretta con la Regione Lombardia, "se riusciamo a mantenere la stessa efficienza sul lavoro stando a casa, abbiamo come vantaggio anche la riduzione della mobilità e meno gente sui mezzi pubblici e privati", è la riflessione dell'esperto in occasione della Giornata mondiale dell'ambiente che si celebra oggi.