Il professor Alberto Zangrillo direttore di Anestesia e Rianimazione del San Raffaele
Il professor Alberto Zangrillo direttore di Anestesia e Rianimazione del San Raffaele

Milano, 28 giugno 2020 - "Se torno indietro a 4 mesi fa, il 28 marzo è stato il giorno in cui sono stato più spaventato, mi veniva da piangere. Non sapevo dove mettere i malati", ha ammesso il primario del San Raffaele di Milano, Alberto Zangrillo, ospite di Lucia Annunziata a 'Mezz'ora in più', su Rai3. E ha aggiunto: "Ma oggi è il 28 giugno e tutti gli indicatori sono assolutamente favorevoli". 

Zangrillo ha spiegato: "La carica virale dipende anche dalla capacità replicativa del virus. I virologi stanno osservando dai tamponi che il virus ha smarrito questa capacità. C'è poi un altro aspetto, questi virus hanno tutti una storia. Non è che questo, che si è presentato in modo peggiore ed è per certi versi ancora sconosciuto, non possa ricalcare quello che è capitato per altri virus analoghi, che a un certo punto hanno esaurito il loro 'ciclo produttivo'. Invece che pensare alla Spagnola o eventi più drammatici, magari prendiamo in considerazione anche questo aspetto".

"C'è un'altra cosa importante - ha sottolineato il primario - in questi 4-5 mesi abbiamo prodotto una serie di lavori ed evidenze scientifiche sui farmaci, sappiamo chi dobbiamo proteggere. In Florida è emerso un dato straordinario: l'età media dei contagiati, non malati, si è spostata verso il basso: è di 35-38 anni. Significa che dobbiamo focalizzare la nostra attenzione sui soggetti più anziani, lavorando in sintonia col territorio, che se non è gestito non fa produrre niente di buono. Possiamo avere anche centomila terapie intensive ma se non sappiamo farle funzionare la gente morirà anche peggio" di adesso.

Quanto ai nuovi focolai in Italia, "non hanno alcun significato per me - ha sottolineato Zangrillo -. In Florida c'è stata un'esplosione di infezione, quindi di soggetti infettati ma non malati. Anzi, la mortalità è passata dal 6,7 allo 0,4. In Italia abbiamo una serie di focolai che vanno controllati e identificati ma non equivalgono al focolaio di malattia. Ho parlato con Napoli, dove c'è stata finale coppa Italia e la paura di assembramento e non c'è un malato al Cotugno o al Monaldi".

"Gli italiani - ha aggiunto - sono disorientati e spaventati, solo un terzo dell'Italia è ripartita, dobbiamo ripartire e avere il coraggio di ripartire, con attenzione, seguendo le regole, ma ripartire perché altrimenti moriamo di altro, e non di Covid". "Per me - ha concluso - il messaggio è assolutamente rassicurante e corrisponde ad una chiara evidenza clinica e conseguentemente scientifica".