Elena Gabbiadini, 43 anni insieme al padre
Elena Gabbiadini, 43 anni insieme al padre

Cerro Maggiore (Milano), 29 marzo 2020 - «Le ceneri sono tornate a Bergamo, ma non sappiamo quando mi ridaranno ciò che rimane di mio padre e di mio nonno». Elena Gabbiadini ha perso due parenti a causa del Sars-cov2. Da allora del papà Claudio e del nonno Elia si erano perse completamente le tracce. Dal cimitero del paese a Stezzano le bare erano state portate in una chiesa di Bergamo e da lì una lunga carovana di mezzi militari li aveva portati altrove per la cremazione. Da allora il nulla, fino a queste ore quando è arrivata conferma che le urne erano tornate a Bergamo città. «Sappiamo solo che sono tornate a Bergamo, non sappiamo altro. La tomba di famiglia al cimitero è vuota e non sappiamo quando potremo tumulare le ceneri dei miei cari. Una situazione surreale che purtroppo continua, per me come per altre centinaia di persone che hanno perso gli affetti più cari a causa di questa malattia». 

La madre di Elena intanto è ancora nella casa di famiglia a Stezzano alle prese con una positività contagiosa che non le permette di avere di fianco a sè la figlia. «La febbre per fortuna è passata. Rimane questa tosse fastidiosa che viene curata con punture e farmaci specifici, fra cui quello dell’artrosi. Tutto tramite il medico di famiglia. Mi hanno detto che ne avrà ancora per diversi giorni, forse altre due settimane». La madre ha visto morire davanti a sè il marito Claudio, crollato a terra durante una forte crisi respiratoria. Poi il cadavere è stato lasciato per diverse ore nel letto di casa, prima dell’arrivo degli addetti delle pompe funebri che lo hanno portato via. 

«Il senso di impotenza verso questa malattia e verso i miei parenti più cari è tanto, troppo da sopportare - spiega Elena -. Non vedo mia madre da tempo e posso solo immaginare cosa abbia provato in questi giorni. Fortunatamente abbiamo tutta la comunità del paese vicino, il sindaco di Stezzano, il medico del paese, i miei cugini. Mia madre non è mai stata lasciata da sola, altrimenti davvero non so come avremmo fatto». Elena poi chiarisce: «Io non posso ancora avvicinarmi a mia mamma e sarà così ancora per giorni. Ma il medico mi ha detto comunque di non portarla a Cerro Maggiore perché il pericolo concreto della diffusione del virus anche qui nell’Altomilanese è massimo».