ll padre Eligio Fiori mostra alcune immagini del figlio
ll padre Eligio Fiori mostra alcune immagini del figlio

Soncino (Cremona), 16 settembre 2018 - «Mio figlio non è annegato, l’hanno ucciso con una sprangata. Lo dice l’autopsia». Parole di un padre che non si è mai arreso. E che ha appena ricevuto dalla Turchia una informazione importante, ricavata dall’esame autoptico sui resti di Alessandro Fiori, il manager di 33 anni di Soncino sparito di casa l’11 marzo per andare a incontrare un’amica a Istanbul. Di lui si erano perse le tracce quasi immediatamente, e venne ritrovato morto nel Bosforo il 28 marzo. I risultati dell’autopsia turca, eseguita lo stesso 30 marzo, erano stati correttamente depositati in procura il 30 maggio, cioè nei tempi prescritti. Ma nessuno aveva fornito i dati, né qualcuno si era occupato di aprire un’inchiesta, nonostante quel che c’è scritto. Racconta Eligio Fiori, il padre di Alessandro: «Il nostro avvocato ha trovato il referto dell’autopsia per caso. Aprendo un fascicolo ha visto il primo foglio dell’esame, con data 30 maggio. C’era scritto che Alessandro non aveva acqua nei polmoni. Allora ha chiesto il fascicolo, e ce lo ha spedito». Con il fratello Sergio, avvocato, ha fatto tradurre il documento.

Insieme hanno sottoposto il risultato a medici legali. E il risultato è stato quel che si sospettava sin da subito: «Mio figlio non è morto annegato, ma per un forte colpo in testa, sferrato con una sbarra. Ci sono pezzi di osso cranico nella dura madre, a indicare la violenza del colpo sferrato. Dico di più: Alessandro pesava 95 chili, per gettarlo nel Bosforo ci saranno volute almeno due persone». ORA l’avvocato Sergio Fiori ha avvertito il consolato italiano, affinché si faccia carico di seguire questa vicenda, dove la volontà turca di insabbiare il caso è emersa sin dal primo giorno. Anche la Digos è stata avvertita dello sviluppo. Adesso si attendono i risultati di una seconda autopsia, eseguita in Italia. Dovrebbero confermare quanto hanno scoperto i colleghi turchi, anche se al momento di eseguire l’esame i medici avevano fatto presente il pessimo stato di conservazione nel quale era arrivato il cadavere. «Speriamo vivamente che le indagini prendano la giusta direzione», conclude Eligio Fiori, che in questi sei mesi è sempre stato convinto che la morte del figlio non fosse dovuta ad annegamento e tantomeno a un gesto autolesionistico.

Alessandro Fiori era sparito da casa lo scorso 12 marzo. Aveva preso un volo per Istanbul per incontrare una ragazza straniera che aveva conosciuto due giorni prima a una festa. Non aveva avvertito nessuno e i genitori si erano accorti della sua partenza solo il mercoledì. Il venerdì, non riuscendo a mettersi in contatto col giovane, il padre e lo zio erano andati in Turchia a cercarlo e avevano scoperto che il ragazzo era stato derubato di soldi e carte di credito da un tassista, e che forse era stato rapito. C’era stato un appello alla tivù turca. Poi alcune inutili segnalazioni, fino al drammatico ritrovamento del corpo nel Bosforo davanti a Istanbul il 28 marzo. La polizia aveva cercato di accreditare la tesi del suicidio, ora smontata definitivamente - secondo i genitori - dall’esito dell’esame autoptico turco.