di Pier Giorgio Ruggeri "Grazie a tutti". Poi l’emozione e la stanchezza vincono padre Gigi, che dal balcone del primo piano della sua casa di Madignano, rientra nell’abitazione per un po’ di tranquillità e riposo. Sono stati giorni intensissimi che hanno visto il missionario cremasco passare dalle mani dei jihadisti a quelle più sicure delle forze armate del Mali, per poi venir messo su un aereo e arrivare in Italia sano e salvo, dopo 752 giorni di prigionia. Ieri mattina il missionario ha realizzato di essere libero, di aver risolto tutte le...

di Pier Giorgio Ruggeri

"Grazie a tutti". Poi l’emozione e la stanchezza vincono padre Gigi, che dal balcone del primo piano della sua casa di Madignano, rientra nell’abitazione per un po’ di tranquillità e riposo. Sono stati giorni intensissimi che hanno visto il missionario cremasco passare dalle mani dei jihadisti a quelle più sicure delle forze armate del Mali, per poi venir messo su un aereo e arrivare in Italia sano e salvo, dopo 752 giorni di prigionia. Ieri mattina il missionario ha realizzato di essere libero, di aver risolto tutte le incombenze e di poter, finalmente, fare ritorno a casa, riabbracciare tutta la sua famiglia. Quindi, non ha voluto più mettere altro tempo in mezzo e ha chiesto alla sorella Clementina, che era andata a Roma con marito e il figlio, di prendere l’auto e partire. Sei ore di viaggio, poi l’arrivo alle 17, in anticipo sull’orario previsto, nella sua via, dove ad attenderlo c’era una piccola folla di amici, conoscenti, persone che in questi ventiquattro mesi hanno pregato per la sua liberazione.

Padre Gigi è sceso dall’auto un po’ titubante. Sul cancello ad attenderlo il fratello Angelo e, un po’ discosti la moglie e i tre figli. Un lungo abbraccio commosso, sotto i flash delle macchine fotografiche e dei cellulari, momenti di vera commozione, striscioni di benvenuto confezionati dai ragazzi del vicino oratorio ("Or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene. Bentornato!", la scritta sullo striscione affisso alla villetta). "Sto bene, grazie", ha ribadito il padre. Poi ancora abbracci e infine il ritiro in casa, per poi affacciarsi al balcone del primo piano per salutare e congedare tutti. Qualche parola di ringraziamento per tutti: "Ho avuto notizia di tutte le testimonianze, di quanto avete fatto e pregato. Delle campane che hanno suonato alla notizia della mia liberazione. Non ho parole per dirvi grazie". Al balcone, con i suoi fratelli accanto, piange di gioia: "Sto bene. È stata lunga ma sto bene. Ho sognato tanto questo giorno, di poter tornare a casa, al paese, dalla famiglia. Grazie". Poi, vinto dalla commozione, rientra per godere della quiete di casa.

Ha attraversato tre Stati padre Pier Luigi Maccalli, 60 anni compiuti in prigionia il 20 maggio, rapito il 17 settembre di due ani fa nella sua missione di Bomoanga, in Niger, dove era da poco tornato dopo una vacanza nella sua Madignano, venduto da una persona che lo aspettava e che ha dato la notizia ai pastori fulani che avevano un piano per rapire lui e l’altro missionario, che invece era riuscito a nascondersi. Una lunga peregrinazione per terra e per mare, passato da una banda all’altra come merce di scambio e proprio perché merce di scambio la sua disavventura e quella di Nicola Chiacchio è terminata la sera dell’8 ottobre.