Coronavirus
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Milano, 22 ottobre 2020 - Con 35.715 tamponi (contro i 36.416 di ieri) la Lombardia conferma oggi, giovedì 22 ottobre, lo stesso triste record di nuovi positivi registrato ieri: 4.125 nuovi casi in 24 ore. Dei nuovi positivi, 202 sono 'debolmente positivi' e 29 a seguito di test sierologico. Oltre al dato secco relativo ai nuovi contagi, preoccupa il rapporto tamponi/positivi salito all'11,5% (ieri era all'11,3%). In aumento anche i decessi, +29 (contro i 20 di ieri), un numero che porta il totale delle vittime dall'inizio dell'emergenza in regione a 17.152. Crescono i ricoveri in ospedale: +174 (complessivamenre 1.695) e quelli in terapia intensiva: +22, che portano il totale a 156 posti occupati. Proprio il superamento di 150 posti in terapia intensiva è l'indicatore oltre il quale era stato deciso di riattivare l'ospedale in Fiera a Milano. Per questo domani, venerdì 23 ottobre, la struttura inizierà ad accogliere i primi pazienti, come annuncia in una nota Regione Lombardia. I guariti/dimessi salgono a 88.059 (+468), di cui 2.261 dimessi e 85.798 guariti.

dati del 22 ottobre

dati delle province

La provincia di Milano sfonda il tetto dei duemila casi in 24 ore e registra ben 2.031 nuovi positivi nell'area metropolitana, di cui 917 in città.  Se Milano resta il centro della nuova ondata di Covid-19, anche altri capoluoghi preoccupano. E' Varese oggi la seconda provincia per numero di nuovi positivi, con 393 casi, che scalza il secondo posto a Monza Brianza (298), mentre Como supera i 300 e si porta a 328. Numeri a tre cifre anche in altre province lombarde: a Brescia +194, a Pavia +167, a Bergamo +129. Mentre a Sondrio i nuovi positivi sono 95, a Mantova + 83, a Lodi +79, a Cremona e Lecco +70.

Torna l'incubo lockdown

La seconda ondata ha sfondato con più di 4mila nuovi positivi ieri. Quasi metà, 1.858, nella provincia di Milano, e 753 in città. Ma crescono i casi anche nella provincia di Monza e Brianza, dove si passa dai 123 casi di ieri ai 671 di oggi. Lockdown imminente per Milano: è la previsione di Antonio Giampiero Russo, responsabile Epidemiologia dell'Agenzia di tutela della salute del capoluogo lombardo. Magari, ha ipotizzato, uno stop di due settimane "proseguendo con eventuali altri brevi lockdown a 'fisarmonica'". Secondo l'esperto "è inevitabile con un Rt a 2,35.  

Pregliasco: coprifuoco è una prima stretta

"Si tratta di una prima stretta, è solo un giro di vite ma è possibile che tra qualche settimana  se ne debbano fare due o tre. Chiudere anche altri aspetti, le piscine, le sale gioco, tutto quello che in qualche modo è superfluo", ha detto il virologo Fabrizio Pregliasco a 'Ogni Mattina' su TV8 rispondendo in particolare sulla situazione del capoluogo lombardo. "Io credo che questo primo step - ha spiegato - sia stata una decisione difficile per l'equilibrio politico fra la salute e l'aspetto economico. E' un primo step e bisognerà valutare quelli che potranno essere gli effetti che purtroppo vedremo solo dopo una o due settimane. E dobbiamo attenderci nei prossimi giorni, temo, ancora un incremento di casi e pensare a stringenze più ampie che erano le indicazioni che il Comitato tecnico scientifico avevamo e abbiamo suggerito".

Ats: Scenari di grande allarme

La crescita esponenziale del contagio a Milano e provincia è stata al centro del confronto, oggi pomeriggio, tra il sindaco Giuseppe Sala, e i vertici dell'Ats di Milano e Città metropolitana, i direttori generale e sanitario Walter Bergamaschi e Vittorio Demicheli, per esaminare l'evoluzione della situazione epidemiologica in città e gli aspetti legati alle le attese per i tamponi. Gli scenari esaminati nel confronto hanno confermato "la situazione di grande allarme per la rapida crescita del contagio. Nella settimana dall'11 al 17 ottobre i casi nella città metropolitana sono triplicati rispetto alla precedente, siamo passati da 2.000 a 6.000 circa - ha continuato Ats - I dati dei primi giorni della settimana confermano una tendenza al raddoppio dei contagi". Secondo l'Ats "il livello dell'epidemia è tale che il sistema di tracciamento e le politiche di tamponamento, pur importanti per poter prendere in carico i pazienti che potranno avere bisogno di cure, non sono più strumenti in grado di contenere la diffusione dei contagi, legati alla ripresa delle attività sociali".