Fingendosi avvocato, si fa consegnare 10mila euro da pensionato di 95 anni: truffatore incastrato dal tatuaggio

Como, 36enne arrestato con l’accusa di essere uno dei due autori del raggiro. Gli investigatori sono arrivati a lui grazie ai dettagli ripresi dalle telecamete

Polizia

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Gli abiti indossati per andare a incassare i soldi della truffa, che mixavano stili e colori. Il tatuaggio a stella su una mano, il suo volto ripreso più volte dalle telecamere, e una serie di precedenti criminali che vanno nella stessa direzione. Alessandro D’Ambrosio, napoletano di 36 anni residente a Casalnuovo, è stato arrestato e portato in carcere dalla Squadra Mobile di Como con l’accusa di essere uno dei due autori della truffa da 10mila euro, commessa il 27 novembre scorso ai danni un pensionato comasco di 95 anni e della moglie.

Quel giorno l’anziano era stato contattato telefonicamente da uno sconosciuto che, spacciandosi per avvocato, gli aveva detto che il figlio era stato fermato in quanto responsabile dell’omissione di soccorso di una donna, e che sarebbe stato rilasciato solo dopo aver pagato la sanzione e versato una cauzione di almeno 10mila euro. Anche in gioielli, gli aveva detto, che sarebbero poi stati restituiti. Nel frattempo, un complica aveva chiamato la moglie, spacciandosi per maresciallo dei carabinieri, e confermando ulteriormente che il figlio si trovava nei guai. I due coniugi erano quindi andati nello studio del figlio, in via Milano, dove custodivano i loro risparmi. Consegnati nel primo pomeriggio all’uomo che le indagini della polizia hanno poi identificato come D’Alessandro.

A lui sono arrivati partendo dalle immagini delle telecamere, incrociate con la descrizione fornita da un paio di testimoni che lo avevano visto passare: giacca mimetica, pantaloni ginnici con una marca sportiva sulla banda laterale e il logo di una squadra di calcio, scarpe nere e rosse, zainetto verde. Il suo percorso è stato ricostruito attraverso altre immagini, acquisite a Como Borghi quando è ripartito in tre, o a San Giovanni quando era arrivato, poco prima dell’appuntamento con le vittime. Fotogrammi che hanno restituito due dettagli importanti: un tatuaggio a stella sua una mano, e soprattutto il suo volto. Il sistema Sari di riconoscimento facciale, nel quale era già inserito a causa dei numerosi precedenti penali per truffe di ogni genere, furti e rapine. Gli stessi reati per i quali si trovava attualmente ai domiciliari. Ma ora il Gip Walter Lietti, accogliendo la richiesta del sostituto procuratore Antonia Pavan, ha invece disposto per lui il carcere.