Un treno a Cucciago in un'immagine di archivio (Cusa)
Un treno a Cucciago in un'immagine di archivio (Cusa)

Cucciago (Como), 7 maggio 2018 - Della sua presenza si erano accorti alla stazione di Cucciago quando ormai era rimasta solo una gamba, unica parte rimasta integra del corpo dilaniato di Alessandro Rossi, milanese di 52 anni. Un incidente raccapricciante, avvenuto nel primissimo pomeriggio dell’11 aprile dello scorso anno, tra le stazioni di Albate e Cucciago. Al termine delle indagini la Procura ha ipotizzato la responsabilità di omicidio colposo a carico del solo macchinista, A.C., 57 anni di Carnate chiedendo l’archiviazione per il capotreno, M.S., 63 anni di Milano.

La ricostruzione ha stabilito che il capotreno, incaricato di dare al macchinista il via libera alla partenza, sarebbe stato ostacolato da condizioni oggettive: scarsa visibilità e soprattutto dal fatto che le porte risultavano arretrate di una ventina di centimetri rispetto alla parte esterna della carrozza. Un dettaglio determinante se, come aveva già fatto alla stazione precedente, in quel caso ripreso dalle telecamere, Rossi aveva deciso di scendere all’ultimo momento. Diverso risulterebbe il ruolo del macchinista, dotato di una spia che si accende e si spegne in relazione alla completa chiusura delle porte. Ma in quel caso, ritiene la Procura, la porta non poteva essere completamente chiusa, perché vi era rimasta incastrata la caviglia di Rossi.