Chiasso
Chiasso

Como, 12 gennaio 2019 - Non si evade solo da questa parte del confine, il vizio ha preso piede anche nel più italiano dei 26 cantoni elvetici dove nel 2018 si è battuto il record di evasori pentiti che hanno dichiarato di possedere beni mai dichiarati, in particolari conti correnti, all’estero. A spingere 3.098 contribuenti ad autodenunciarsi non è stato un sussulto di onestà ma il timore di finire sotto il torchio delle Autorità fiscali svizzere che avevano indicato nel 30 settembre il limite per dichiarare i conti posseduti all’estero, poi sarebbero partiti gli accertamenti automatici ovvero la certezza di essere denunciati per via dello scambio internazionale di informazioni che ha reso trasparenti conti correnti e conti depositi detenuti nell’UE dai cittadini elvetici. Lo stesso principio per cui i conti in Svizzera degli evasori nostrani non godono più del segreto bancario invalicabile che per decenni ha reso la Confederazione un vero paradiso in cui nascondere i fondi neri.

Grazie alle 3.098 autodenunce, il doppio rispetto al 2017 quando i cittadini che avevano aperto i loro conti al fisco erano stati 1.584, nel solo Canton Ticino potrebbero rientrare 2 miliardi e 201 milioni di franchi, pari a quasi 2 miliardi di euro. Un gettito che potrebbe valere alcune centinaia di milioni di franchi che finiranno per rimpolpare le casse federali, cantonali e comunali. Non saranno gli unici capitali a varcare il confine in direzione Lugano, sembra infatti che negli ultimi mesi si sia moltiplicato il numero di connazionali, in particolar modo imprenditori, che ha deciso di aprire un conto corrente nelle banche elvetiche convertendo parte del proprio patrimonio in franchi, ritenuti una valuta più sicura addirittura dell’euro.

L’effetto di mesi di Spread in aumento e le incertezze sulla tenuta del governo. Un fatto confermato anche dalle statistiche della Banca dei regolamenti internazionali (BRI) di Basilea, che dal terzo trimestre 2017 fino alla fine del primo semestre 2018 i patrimoni e i crediti degli italiani presso le banche elvetiche sono aumentati del 5% circa a 13,7 miliardi di dollari. La paura, neppure troppo velata, è che prima o poi per sistemare i conti si proceda a una nuova patrimoniale e per questo chi può ha deciso di diversificare nella convinzione di mettere al sicuro il proprio capitale oltreconfine.