Vaccino contro il morbillo (Ansa)
Vaccino contro il morbillo (Ansa)

Erba, 30 agosto 2018 -  Non utilizza la parola allarme, ma di sicuro è molto preoccupato il dottor Gaetano Mariani, primario di Pediatria dell’ospedale Sacra Famiglia Fatebenefratelli che nelle ultime settimane si è trovato a dover curare tre adolescenti che avevano contratto il morbillo. «Sono ragazzi non vaccinati o che hanno ricevuto una sola dose di vaccino – spiega il medico - Se di morbillo si torna a morire lo si deve alle mancate vaccinazioni o, più spesso, al mancato richiamo. Prima degli anni ‘80, infatti, ci si ammalava di morbillo e chi superava la fase acuta della malattia sviluppava gli anticorpi che lo difendevano per tutta la vita».

Dagli anni ’90 dall’avvento del vaccino trivalente (morbillo-rosolia-parotite), la malattia è stata quasi debellata ma, negli ultimi anni a causa della non obbligatorietà della vaccinazione e scarsa sensibilità sociale nei genitori, la copertura vaccinale nella popolazione è scesa sotto la soglia del 95%. «Inoltre molti nati dopo gli anni 90 non hanno completato i due richiami, che sono fondamentali per dare una copertura per la vita – prosegue il primario del Fatebenefratelli - Tutto questo ha portato alla ricomparsa della malattia e a quella di morbilli atipici nei soggetti vaccinati parzialmente: molti soggetti sono dunque più a rischio di sviluppare la malattia e sono quelli che per ragioni di salute non possono essere vaccinati, oltre alla popolazione che ha una età compresa tra i 15 anni e i 37 anni». In pratica, ogni adulto che non ha completato correttamente il ciclo del trivalente rischia di essere esposto alla malattia diventando un pericolo per i propri figli non vaccinati. I numeri confermano l’allarme: 41mila casi nell’Ue nei primi sei mesi dell’anno e la fascia che va dall’adolescenza fino 35 anni è la più colpita: siamo di fronte a un problema da non sottovalutare e che interessa anche gli operatori sanitari. Quest’anno in Europa ci sono già stati 37 morti e le complicanze neurologiche possono lasciare segni indelebili, come disabilità permanenti.

«Non ci sono cure per le complicanze - conclude Mariani - e andarsene in giro con un trivalente incompleto significa - nella migliore delle ipotesi - essere potenziali vettori del virus. Quindi consiglio caldamente, nel dubbio, di rivaccinarsi». Riconoscere la malattia non è difficile, il primo campanello d’allarme sono le caratteristiche macchie rossastre sulla pelle ed è sempre associata a tosse stizzosa e febbre che sale con puntate ogni giorno più alte fino alla comparsa delle manifestazioni cutanee poi gradatamente decresce. «Questa malattia se trascurata può portare a complicanze come polmonite e vari gradi di encefalite, addirittura in percentuale ridotta anche alla morte – conclude il medico – Vaccinarsi non ha controindicazioni e anzi serve a preservare la salute propria e degli altri».