Multato per guida in stato di ebbrezza mentre è in piedi fuori dall’auto. L’avvocato: “Processo alle intenzioni”

A Como un 40enne controllato dai vigili dopo il pranzo al ristorante. La vettura era in divieto di sosta, ma ferma e chiusa. La vicenda si discuterà davanti al Giudice di Pace

Il 40enne comasco è stato sottoposto all’alcotest il 30 novembre

Il 40enne comasco è stato sottoposto all’alcotest il 30 novembre

Como – Una multa per divieto di sosta che evolve in un ritiro della patente per guida in stato di ebbrezza, quando il proprietario dell’auto si avvicina al veicolo dopo aver pranzato in un ristorante e incappa nell’alcoltest. La legittimità di quella sanzione, impugnata dal quarantenne comasco protagonista di questa vicenda, si discuterà domani davanti al Giudice di Pace di Como. Intanto, il suo difensore, l’avvocato milanese Ivano Chiesa, che affianca il civilista Gianmaria Fusetti, ha sollevato la questione attraverso i suoi social, facendogli fare il giro d’Italia e scatenando una quantità di commenti e polemiche.

"Gli hanno sospeso la patente – dice Chiesa – per guida in stato di ebbrezza. Peccato che l’alcoltest non gliel’abbiano fatto mentre era alla guida, ma mentre era per strada e stava andando verso la macchina, dopo essere uscito dal ristorante". Facendo, secondo il legale, un processo alle intenzioni – quella di mettersi alla guida – che non aveva ragion d’essere.

È accaduto lo scorso 30 novembre alle 13, in viale Innocenzo XI all’angolo con via Benzi, dove il comasco aveva parcheggiato la sua auto, consapevole di essere in divieto di sosta, e già preparato a dover pagare una eventuale multa per l’assenza di altri parcheggi. Più tardi, dopo aver pranzato con un conoscente, è ritornato verso l’auto, trovando due agenti di polizia locale che lo stavano multando. E che, quando se lo sono trovato davanti, hanno proceduto con l’alcoltest. 

Il 40enne non si è sottratto e alla fine l’esame ha dato esisto positivo: il tasso alcolemico lo collocava nella seconda fascia. Da qui, la sospensione della patente con la contestazione di "guida in stato di ebbrezza", che appare paradossale per qualcuno che alla guida non si era ancora messo.

I suoi difensori hanno fatto ricorso, andando incontro a quella che Chiesa definisce una ulteriore "prepotenza davanti alla quale non si deve chinare la testa": dopo aver ottenuto la sospensione del provvedimento da parte del giudice a cui hanno presentato ricorso, la Prefettura ha chiesto un’ulteriore integrazione, una specifica che desse formale via libera all’immediata restituzione del documento.

Ora, riottenuta la patente, il ricorso arriverà domani davanti al Giudice di pace di Como, che dovrà valutare se quella contestazione, a carico di un proprietario di auto con tasso alcolemico che andava oltre il limite imposto dalla legge, può radicarsi anche a carico di un conducente che ancora non si è messo alla guida. "La macchina – conclude Chiesa – era ferma, chiusa e con motore spento. Il test dell’etilometro non me lo fai mentre cammino per strada".