FEDERICA PACELLA
Cronaca

A Brescia le università aiutano le studentesse neo mamme: studio a distanza e niente tasse

Sia la Statale sia la Cattolica sostengono la genitorialità. Gli Studenti per Udu: "Un passo avanti per l’uguaglianza, un traguardo di civiltà"

Studentesse in un'aula universitaria (foto di archivio)

Studentesse in un'aula universitaria (foto di archivio)

Brescia, 7 luglio 2024 – Riflettori accesi sulle universitarie neomamme: in arrivo misure per metterlenelle condizioni di portare avanti gli studi e parallelamente la gravidanza. Nell’ultima seduta del Senato Accademico dell’Università degli studi di Brescia è stata approvata la possibilità per le studentesse negli ultimi due mesi di gravidanza e nei tre mesi successivi al parto di seguire la didattica a distanza.

Già nella seduta precedente, oltre all’aggiornamento della regolamentazione della Dad per gli studenti ammalati, erano stati inseriti nelle linee guida strumenti e misure a sostegno di lavoratori o persone in mobilità all’estero. "Queste decisioni – scrivono da Studenti per Udu Brescia – sono un passo decisivo per appianare le discriminazioni di classe e genere, facilitando la frequenza universitaria a chi non rispecchia lo stereotipo dello studente adolescente a carico dei genitori. Un passo avanti per l’uguaglianza, un traguardo di civiltà".

Nella stessa direzione anche la Cattolica, che sostiene la maternità con aiuti economici e facilitazioni. Un gruppo di lavoro coordinato dalla Commissione Pari Opportunità presieduta dalla professoressa Raffaella Iafrate, con la collaborazione della Direzione didattica dell’Ateneo e di Educatt, ha definito le linee guida per il sostegno a maternità e genitorialità.

Per esempio durante le prove di ammissione e gli esami le studentesse incinte e le neo mamme avranno postazioni dedicate e potranno recuperare il tempo impiegato ad allattare. Inoltre chi sta per diventare genitore potrà chiedere la sospensione della carriera accademica e non versare le tasse dal secondo mese prima della data del parto per un totale di cinque mesi, prorogabili fino al primo anno del figlio.