Unioni civili
Unioni civili

Braone, 5 settembre 2016 - Braone,  settecento abitanti. Il piccolo centro bresciano della Valcamonica legato all’Adamello e alla tradizione degli scalpellini, gli artigiani che lavorano il granito, è diventato un’icona anche nel campo delle unioni civili. Qui, ai piedi delle vette dove sono state scritte pagine di storia dell’alpinismo, sempre più coppie omosessuali scelgono di dire il loro sì “in trasferta”. «Peccato non poterli chiamare matrimoni», sottolinea il sindaco Gabriele Prandini. Posizioni chiare, senza se e senza ma. «Sono persone che non abitano qui. Arrivano da fuori provincia o regione e scelgono il nostro Comune perché sanno di sentirsi accolte bene. Alla faccia dell’etichetta di camuni chiusi e ottusi che spesso ci viene attribuita... Ha sentito polemiche da queste parti?».

Lista civica, orientamento di centrosinistra, nel sito internet personale si presenta come «informatico, amministratore, sognatore» e persona «attiva in ambito sociale». Tra parentesi ricorda anche esperienze nello sport e in oratorio. «Sono cattolico, credente e continuo a esserlo: impegnarsi a favore delle unioni civili e dei diritti è mettere in pratica il messaggio cristiano - spiega il sindaco, 36 anni tra pochi giorni -. Non sopporto, invece, certe posizioni della Chiesa».

Non sarà sfuggito alle coppie che scelgono Braone per celebrare l’unione che già nel 2010 il Consiglio comunale aveva già approvato un regolamento, sei anni prima che una legge obbligasse i sindaci a farlo. Braone ha fatto un passo in più. Il documento rivisto in aula a fine luglio disciplina matrimoni civili e unioni con le stesse regole. «Il nostro è un paese aperto», osserva il sindaco che fa parte di un’associazione contro le discriminazioni legate all’orientamento sessuale. Medesime sono anche le tariffe che regolano gli affitti delle sale, con prezzi che oscillano da 10 a 60 euro. «Sono solo rimborsi spese», precisa il primo cittadino, al secondo mandato. «Nel mio ufficio, invece, le cerimonie sono gratuite». Il regolamento vieta di lanciare il riso e i coriandoli ma concede la possibilità di pensare ad addobbi, come in un matrimonio. «Ad agosto ho celebrato la prima unione maschile tra persone non della Valle», racconta il sindaco. «Domenica ne ho un’altra in agenda. E altre coppie hanno già chiesto informazioni e scaricato i documenti per organizzare la cerimonia». Tutte, rigorosamente, in trasferta.