Marone (Brescia), 6 aprile 2019 - La notizia è arrivata in serata, inattesa. E a ha riscritto il finale di una vicenda sul cui buon esito ormai nessuno  scommetteva più. Sergio Zanotti, l’ex imprenditore bresciano rapito in Siria nell’aprile 2016, è libero. A comunicarlo è stato il premier Giuseppe Conte, ieri in visita a Brescia, che ha annunciato il  suo  rientro in Italia poco prima che atterrasse all’aeroporto di Roma Ciampino. «Zanotti appare in buone condizioni generali – ha detto il presidente del consiglio -. L’esito arriva a conclusione di una complessa e delicata attività di intelligence, investigativa e diplomatica, condotta in maniera sinergica. Un ulteriore successo delle nostre Istituzioni e, in particolare, dell’Aise».

A Marone, sulla sponda bresciana del lago d’Iseo, dove il cinquantanovenne viveva prima di scomparire nella primavera di tre anni fa, quasi non ci credono: «Non mi aspettavo più che fosse vivo. Tre anni sono lunghi. Adesso voglio capire cosa è successo», è la reazione della sorella Bice, in lacrime. E la ex moglie, Jolande Manier, madre delle sue tre figlie: «Siamo stati informati dalla Farnesina, ma non sappiamo nulla di più, se non che sta bene. Aspettiamo aggiornamenti, siamo davvero contenti». Piccolo imprenditore la cui impresa meccanica era stata dichiarata fallita, guai giudiziari sfociati in una condanna per evasione fiscale, Zanotti aveva fatto perdere le tracce durante un viaggio in Turchia, a Istanbul, con partenza 13 aprile 2016. «Vado lì a lavorare», aveva detto. Si sarebbe spostato nella provincia di Hatay, al confine con la Siria. Una settimana dopo il suo arrivo in Antalya, una telefonata con la seconda ex moglie domenicana, Yesica Guzman, fu interrotta bruscamente: «Aiuto, mi rapiscono». Poi, più nessun contatto. 

La vicenda da subito ha però mostrato una serie di anomalie. A cominciare dall’assenza di rivendicazioni e di richieste di riscatto, ma anche alcune incongruenze nei filmati con gli appelli al governo diramati in Rete. Punti interrogativi a cui ora l’interessato, per fortuna, potrà rispondere. Stamani sarà ascoltato dal pm Sergio Colaiocco della Procura di Roma. L’ultima volta si erano avute sue notizie era maggio del 2017. In un video Zanotti appariva in ginocchio e ammanettato, in una stanza spoglia con due uomini in nero armati di fucile alle spalle. Era il secondo appello. L’ex imprenditore era già stato mostrato a novembre 2016, sette mesi dopo la scomparsa in ginocchio in un campo di olivi. Autore del filmato, un non meglio precisato ‘Abu Jihad’, che si descriveva come un jihadista siriano e che minacciava di uccidere il malcapitato. Tra le ipotesi, circolò anche quella che il viaggio fosse stato pianificato per trovare soldi necessari a ripianare un debito. L’ex socio e amico Marco Scalvinoni riferì di aver prestato a Zanotti 5.500 euro prima della partenza. A Marone ora è festa. «<È una notizia bellissima, noi tutti lo aspettiamo a casa» ha concluso il sindaco Alessio Rinaldi.