BEATRICE RASPA
Cronaca

Ucciso per vendetta la vigilia di Natale in un parcheggio, tra i sei arrestati c’è l’ex datore di lavoro

Brescia, gli inquirenti hanno risolto il giallo del delitto di Ranjit Singh, il 51enne indiano massacrato in due minuti a colpi di lama e sfregiato, forse con un piede di porco

Indagano i carabinieri (Archivio)

Indagano i carabinieri (Archivio)

Il giallo del delitto di Ranjit Singh, il 51enne indiano massacrato la sera della vigilia di Natale in un parcheggio pubblico a Brescia, è risolto. Ieri i carabinieri hanno fermato sei persone, connazionali della vittima, con l’accusa di omicidio aggravato da premeditazione e crudeltà. Tra loro c’è anche l’ex datore di lavoro di Ranjit, un 48enne benestante titolare di aziende edili della Bassa, presunto mandante di un’esecuzione in piena regola. Per chi indaga, una vendetta nei confronti di colui che vantava un credito con lui e che per rabbia, dopo essersi licenziato, gli avrebbe incendiato due auto e un furgone provocandogli danni per centomila euro.

A distanza di meno di tre mesi i carabinieri del Nucleo investigativo e del Reparto operativo provinciale - a coordinarli, il pm Carlotta Bernardini - hanno riavvolto il nastro di quell’aggressione mortale, compiuta in parte sotto gli occhi di alcuni testimoni - tutti stranieri - che con le loro testimonianze sono stati determinanti ad avviare l’indagine. I fermati sono dunque sei - cinque di casa a Leno, uno in provincia di Cremona -: l’ex datore della vittima, appunto, e gli esecutori della mattanza - due di 23 anni e un 20enne, un 24enne e un 33enne - muratori e operai, ben integrati, senza seri problemi con la giustizia alle spalle. E poi ci sono altri sei indagati (per favoreggiamento), che avrebbero aiutato gli assassini a scappare all’estero subito dopo il delitto (ma poi sono tornati a Brescia).

Incrociando il dato delle telecamere e le testimonianze gli investigatori hanno ricostruito i frangenti della mattanza. Ranjit, di casa a Brescia, si era recato in quel parcheggio - si ritiene per un appuntamento, anche se non ci sono evidenze investigative in tal senso - dove aveva poi visto arrivare una vecchia Wolkswagen Golf della ditta edile dalla quale si era licenziato da poco. Mentre uno faceva da “palo”, in quattro lo hanno trascinato di peso tra due auto posteggiate in meno di due minuti lo hanno finito a colpi di lama e sfregiato, forse con un piede di porco. Il quintetto è poi fuggito verso la Bassa. L’esame delle celle telefoniche ha permesso di stringere il cerchio e di individuare una serie di utenze di connazionali in collegamento con il titolare di alcune aziende edili con cui il 51enne, si è scoperto, aveva avuto forti contrasti per via di un credito inevaso.

Gli inquirenti, che si sono basati sulle intercettazioni - quasi nulla invece la collaborazione della comunità indiana - ipotizzano che Ranjit avesse pagato il datore di lavoro per procurargli dei documenti che però non gli erano stati consegnati. Gli investigatori hanno ragione di credere che per ripicca Ranjit il 17 dicembre scorso avesse dato alle fiamme tre mezzi di proprietà del suo creditore, creandogli un serio danno e un’ira funesta che gli è stata fatale.