Processo Bozzoli
Processo Bozzoli

Brescia - L’udienza in Assise per il giallo Mario Bozzoli, l’imprenditore sparito dalla sua fonderia di Marcheno l’8 ottobre 2015 per cui è sotto processo per omicidio premeditato e occultamento di cadavere il nipote Giacomo, ieri ha dato spazio alle deposizioni degli operai Oscar Maggi e Aboagye Abu Akwasi, in fabbrica quella sera insieme all’addetto ai forni Beppe Ghirardini, trovato avvelenato una settimana dopo la sparizione del titolare. Testimonianze all’insegna del "non so, non ricordo".
Poi quelle di due imprenditrici, le sorelle Galbiati, minacciate a loro dire dall’imputato per un progetto lavorativo naufragato e sfociato in controversia legale. Giacomo durante la trattativa d’affari, di cui Mario era all’oscuro, avrebbe manifestato l’intenzione di "eliminare" lo zio. I fatti risalgono al 2013-2014. Amiche dei genitori della fidanzata – ora moglie – dell’imputato, le imprenditrici conobbero Giacomo una sera di sette anni fa in pizzeria, al Leon d’oro di Iseo.

«Lui arrivò con la compagna, si presentò molto bene, in modo educato – ha testimoniato Fiorella Galbiati – Iniziammo a parlare di lavoro. Io avevo una start up dell’alluminio, Giacomo sembrava intenzionato ad ampliare le collaborazioni della Bozzoli, anche con me. Raccontò che intendeva avviare un’attività parallela, ma che prima doveva sistemare delle cose con lo zio che non capiva un c...o, ma che non mi sarei dovuta preoccupare. ‘Prima o poi lo faccio fuori’, mi riferì, o forse disse ‘prima o poi lo uccido’, non ricordo bene. Ripetè la frase anche davanti a mia sorella Michela in occasione di un incontro nella sua seconda azienda di Bedizzole in costruzione: ‘Qui adesso dobbiamo finire, ma voi non preoccupatevi, il problema con mio zio lo risolvo io’. Sapevamo che Mario non la pensava come lui, era contrario al progetto della nuova società. Lì per lì non abbiamo dato peso a quelle parole. Pensavamo che Giacomo intendesse fare fuori Mario dall’assetto societario".

Dichiarazioni rese solo nel 2020, ha contestato la difesa, rappresentata dall’avvocato Luigi Frattini, che ne ha messo in dubbio l’attendibilità. Giacomo avrebbe manifestato intenzioni poco rassicuranti anche con loro nell’ambito di un contenzioso dopo il presunto versamento da parte delle stesse di duecentomila euro in contanti come garanzia di forniture bisettimanali di metalli. Soldi che Giacomo negò di avere incassato, e non restituì. "So chi sei, so dove abiti, conosco i tuoi figli, vengo a prendervi" si sarebbe sentita dire Michela Galbiati. "Durante una lite lo insultai dicendo che era un tossico, c’erano delle voci, ma non lo sapevo direttamente. Lui si arrabbiò moltissimo. Ho avuto paura per i miei figli".