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30 nov 2021

Già quattro indagati per i lavori di bonifica

Dda e Procura di Trento hanno sequestrato la discarica in cui sono finiti i terreni inquinati del parco Parenzo Sud

Una parte dei terreni della Caffaro sono stati conferiti in una discarica del Trentino Alto Adige, ma secondo la Procura ci sono state delle irregolarità
Una parte dei terreni della Caffaro sono stati conferiti in una discarica del Trentino Alto Adige, ma secondo la Procura ci sono state delle irregolarità
Una parte dei terreni della Caffaro sono stati conferiti in una discarica del Trentino Alto Adige, ma secondo la Procura ci sono state delle irregolarità

Quattro indagati, tra cui due dirigenti dell’Agenzia ambiente del Trentino, e una discarica sequestrata a Castel Ivano, provincia di Trento, dove sono stati conferiti terreni inquinanti da policlorobifenili, diossine e furani della Caffaro, derivanti dalla bonifica del parco Parenzo Sud di Brescia. Ad eseguire il sequestro preventivo sono stati i carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) di Trento, in base al provvedimento emesso dal Gip del Tribunale di Trento a seguito della richiesta dei pm della Direzione distrettuale antimafia. Secondo quanto riportato dai carabinieri, l’iter di autorizzazione, ritenuto illegittimo, ha permesso di eludere le concentrazioni dei materiali inquinanti. Decisiva la segnalazione degli attivisti di Chiesanuova, che, come ricorda Roberto Bussi (tavolo Basta Veleni) hanno seguito uno dei camion che trasportava il terreno rimosso dal parco, scoprendo che la sua destinazione era, appunto, la discarica di inerti di Trento, nonostante nella relazione di bonifica fosse previsto il conferimento in siti entro 20-30 km di distanza. Grazie all’interessamento di Alex Marini, consigliere della Provincia autonoma di Trento, si è arrivati all’attivazione della magistratura. "Ho ricevuto attacchi politici e pressioni per questo", ha spiegato Marini, che, incontrando Basta Veleni, ha sollevato il dubbio che il caso trentino possa essere solo la punta di un iceberg. Per gli attivisti, c’è troppa discrezionalità in una pratica così importante. "A chi fa i lavori vengono richieste autocertificazioni", sottolinea Bussi. C’è poi il tema di fondo sulla modalità di condurre le bonifica trasportando altrove i terreni. "Questa è migrazione di rifiuti contaminati", sottolinea Marino Ruzzenenti. Per il consigliere provinciale di Brescia Marco Apostoli, "è l’ennesimo caso in cui sono i cittadini che si muovono, nonostante siano derisi". F.P. ...

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