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16 mar 2022

Ex Selca, il curatore deve intervenire

16 mar 2022
Un particolare del sito inquinato dell’ex Selca con materiale abbandonato da tempo sull’area industriale dismessa
Un particolare del sito inquinato dell’ex Selca con materiale abbandonato da tempo sull’area industriale dismessa
Un particolare del sito inquinato dell’ex Selca con materiale abbandonato da tempo sull’area industriale dismessa
Un particolare del sito inquinato dell’ex Selca con materiale abbandonato da tempo sull’area industriale dismessa
Un particolare del sito inquinato dell’ex Selca con materiale abbandonato da tempo sull’area industriale dismessa
Un particolare del sito inquinato dell’ex Selca con materiale abbandonato da tempo sull’area industriale dismessa

BERZO DEMO

Ci sono voluti 5 anni, ma alla fine è arrivata la vittoria definitiva in Tribunale per gli enti pubblici, Comune di Berzo Demo e Provincia, contro la curatela dell’ex Selca, che si era opposta all’ordinanza che imponeva la messa in sicurezza del sito camuno. Tuttavia, resta da capire (e da sperare) che non sia una vittoria di Pirro. La vicenda giudiziaria parte nel 2017, quando l’ordinanza del Comune impone al curatore di effettuare le attività necessarie per la messa in sicurezza delle acque sotterranee, per contenere il pennacchio inquinante e la diffusione verso la valle del sito dove l’azienda bresciana fallita nel 2010 aveva lasciato 23mila tonnellate di materiali contenenti arsenico e fluoruri. Il curatore non riteneva però di avere la responsabilità di realizzare lo sbarramento idraulico per interrompere la migrazione di inquinanti, in particolare fluoruro, dalla falda verso la valle e verso il fiume Oglio.

A giugno 2021 il Tar di Brescia ha rigettato il ricorso e lunedì è arrivata la conferma anche dal Consiglio di Stato, che ha ritenuto che il curatore avrebbe dovuto "effettuare tutti gli interventi a tutela del sito contaminato". Il supremo organo amministrativo ha sottolineato che: "la curatela ha la custodia dei beni anche quando non prosegue l’attività imprenditoriale e non può essere esente da responsabilità lasciando abbandonati i rifiuti, altrimenti i costi ricadrebbero sulla collettività incolpevole, in antitesi con il principio comunitario che prescrive: chi inquina paga". Che succede ora? Ieri in Regione c’è stato un vertice, a cui ha partecipato anche la Provincia, che ha sottoposto il tema. Assodato che il curatore deve intervenire, bisogna capire quanti soldi sono rimasti. Inoltre, l’obiettivo finale deve essere la bonifica, per la quale c’era già un progetto (non condiviso da Arpa). Se non è la curatela ad attivarsi, dovrà procedere il Comune, ma le dimissioni del sindaco Giovan Battista Bernardi (indagato per presunti appalti pilotati) potrebbe rallentare tutto. Il tempo stringe. A ottobre scorso, Arpa aveva evidenziato che la concentrazione di fluoruri nell’Oglio, a valle dell’ex Selca, sarebbe 11 volte il consentito, l’arsenico 10 volte oltre il limite, segno che la contaminazione si è diffusa. "Dall’allarme Arpa non è cambiato nulla – spiega Livio Pelamatti, Legambiente Vallecamonica – i capannoni sono ancora in uno stato non idoneo, c’è una situazione di degrado e di pericolo. L’intervento con la barriera idraulica non è la soluzione, bisogna procedere alla bonifica". Federica Pacella

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