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19 apr 2019

Brescia, discarica radioattiva da disinnescare

Il Comune chiede aiuto alla Prefettura per la “Piccinelli”

19 apr 2019
federica pacella
ex discarica piccinelli.Brescia 10 maggio 2018.ph Fotolive Fabrizio Cattina
L’ingresso del sito abbandonato
ex discarica piccinelli.Brescia 10 maggio 2018.ph Fotolive Fabrizio Cattina
L’ingresso del sito abbandonato

Brescia, 19 aprile 2019 – Loggia  pronta a bussare alla porta della Prefettura per ‘disinnescare’ la minaccia delle scorie radioattive dell’ex cava Piccinelli. La discarica di Buffalora, a ridosso del Parco delle Cave, è uno dei due siti con materiali e rifiuti radioattivi in città. L’altro è il bunker temporaneo realizzato in Alfa Acciai, con il nulla osta della Prefettura di Brescia, in attesa che a venga realizzato un deposito nazionale, come previsto dalla legge. Se i rifiuti radioattivi nell’acciaieria di San Polo messi in sicurezza, la cava Piccinelli fa dormire sonni meno tranquilli in attesa di trovare un accordo per la bonifica. L’area è proprietà privata, ma la presenza di scorie tra cui car fluff, parte non metallica dei rottami, e circa 140mila metri cubi di rifiuti con un mix di scorie d’acciaieria contaminate da Cesio 137 (mille volte i limiti di legge), la rendono materia competenza della Prefettura.

"E’ necessario – spiega l’assessore al bilancio Fabio Capra – che i finanziamenti pubblici per la bonifica passino attraverso la Prefettura. Dal governo Gentiloni, ci sono 5 milioni per il sito bresciano. Ci daremo da fare per accelerare ogni iniziativa". La sensibilità verso i temi ambientali del nuovo prefetto Attilio Visconti, che poco dopo il suo insediamento ha già avviato il Nucleo per l’ambiente, fa ben sperare che si possa accelerare la pratica.

Anche l’assessore all’Ambiente Miriam Cominelli si sta attivando per chiedere che sia riconvocato il tavolo prefettizio sulla gestione delle scorie. ll Comune, in realtà, non ne fa parte, ma l’auspicio è che ci sia un coinvolgimento, anche non formale, visto che la discarica è sul territorio bresciano. L’ultimo intervento di bonifica risale al 2012, quando furono rimossi 12 fusti radioattivi e riposizionata una copertura in Pvc a protezione dell’area contaminata, con un nuovo sistema di ruscellamento delle acque per garantire la sicurezza della falda. La preoccupazione, infatti, è che ci possa essere una contaminazione delle acque, tanto che è costante il monitoraggio di Arpa. La presenza di materiale radioattivo sembra, dunque, sotto controllo, anche perché, dicono gli esperti, la quantità non è elevata rispetto ad altri siti (vedasi le 83 mila tonnellate alla Metalli Capra di Capriano). Intanto gli uffici comunali stanno lavorando per una interlocuzione con la Regione.

"L’obiettivo è di far diventare l’ex cava Piccinelli sito di interesse regionale", spiega Cominelli. Questo potrebbe accelerare gli interventi ed il recupero di fondi: 3 milioni il costo stimato per la bonifica da fluff, 7 per la messa in sicurezza dei rifiuti di Cesio 137. Più difficile la strada della rimozione totale, che costerebbe più di 20 milioni di euro e che porrebbe il problema di dove depositarle, in assenza di un sito nazionale. Sembra esclusa la possibilità di coinvolgere i proprietari, non essendo state accertate responsabilità dirette dell’inquinamento.

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